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Rispondere
al grido della terra e dei poveri

· ​All’udienza generale dedicata alla speranza l’appello del Papa ·

Un accorato appello «affinché le Chiese locali rispondano con determinazione al grido della terra e al grido dei poveri» è stato lanciato da Papa Francesco al termine dell’udienza generale di mercoledì 1° febbraio. Salutando come di consueto i gruppi linguistici presenti nell’Aula Paolo VI, il Pontefice si è rivolto in particolare alla delegazione del Movimento cattolico mondiale per il clima, ringraziando «per l’impegno a curare la casa comune in questi tempi di grave crisi socio-ambientale».

Sharon Cummings, «Hope»

In precedenza, proseguendo le riflessioni sulla speranza cristiana alla luce delle letture bibliche, Francesco aveva commentato il brano della prima lettera di san Paolo ai Tessalonicesi (5, 4-11) sul tema della morte, per ribadire con forza che «anche la nostra risurrezione e quella dei cari defunti non è una cosa che potrà avvenire oppure no, ma è una realtà certa, in quanto radicata» nella risurrezione di Cristo.

Il Papa ha preso spunto dal passo del Nuovo testamento per evidenziare come sin dalle origini i primi cristiani non faticassero a credere che Gesù era «risorto, ma la difficoltà era credere che i morti risorgono». Da qui l’attualità della lettera paolina. «Ogni volta che ci troviamo di fronte alla morte — ha commentato Francesco — sentiamo che la nostra fede viene messa alla prova. Emergono tutti i nostri dubbi e ci chiediamo: “Ma davvero ci sarà la vita dopo la morte?”». Anzi, ha confidato il Pontefice, la stessa domanda gli è stata posta da «una signora pochi giorni fa, manifestando un dubbio: “Incontrerò i miei?”». Del resto, ha aggiunto, «tutti abbiamo un po’ di paura per questa incertezza». E ha citato in proposito un “bravo vecchietto” che diceva: «Io non ho paura della morte. Ho un po’ di paura a vederla venire». Ma, ha subito assicurato il Papa, lo stesso «Paolo, di fronte ai timori della comunità, invita a tenere salda sul capo come un elmo, soprattutto nelle prove della vita, “la speranza della salvezza”».

Insomma il cristiano ha “la certezza” di essere «in cammino verso qualcosa che è». E «la speranza cristiana è l’attesa di una cosa che è già stata compiuta e che certamente si realizzerà. Sperare quindi significa imparare a vivere nell’attesa». Un po’ come — ha concluso con una significativa immagine — «quando una donna si accorge di essere incinta, ogni giorno impara a vivere nell’attesa di vedere lo sguardo di quel bambino che verrà. Così anche noi dobbiamo vivere nell’attesa di guardare il Signore».

La catechesi del Papa

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21 luglio 2019

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