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Rispettare la dignità
delle ragazze cristiane

· ​L’appello di organizzazioni cattoliche pakistane ·

 In Pakistan è sempre attuale il problema delle violenze fisiche e morali nei confronti delle ragazze cristiane e indù. Nonostante più volte il governo pakistano si sia pronunciato a favore delle minoranze con leggi favorevoli cercando di rendere pacifica la convivenza tra musulmani, cristiani e indù, spesso le giovani vengono fatte oggetto di violenze fisiche e morali. Per questo «siamo fiduciosi che il governo di Imran Khan metta in campo misure serie ed efficaci per rispettare la loro dignità» ha dichiarato all’agenzia Fides Anjum James Paul, leader laico cattolico, presidente della Pakistan Minorities Teachers Association. «Questi atti — afferma — sono intollerabili. È giusto che le ragazze cristiane e indù abbiano il diritto di vivere liberamente e non nascoste per paura di essere aggredite e costrette a matrimoni forzati».

Del resto le autorità pakistane si erano già dimostrate sensibili a questo tema nel gennaio scorso con una sentenza della Corte suprema che ordinava il ripristino del valore e degli effetti di carattere civile del matrimonio cristiano riattivando la loro registrazione ufficiale. La decisione era stata accolta con favore dai cristiani in Pakistan dopo che i governi locali l’avevano sospesa insieme a un pacchetto di altri provvedimenti. La registrazione dei matrimoni cristiani aiuterà a completare i dati mancanti, ha dichiarato all’agenzia Fides Kashif Aslam, coordinatore del programma della Commissione nazionale giustizia e pace (Ncjp).

Anche altre organizzazioni cattoliche hanno fatto appello al primo ministro pakistano: «Ricordiamo la sua disponibilità a proteggere i diritti delle minoranze religiose durante la campagna elettorale del 2018», sottolineando come più di una volta l’esecutivo si sia schierato favorevolmente nei confronti delle minoranze (in Pakistan gli indù sono circa il 2 per cento, i cristiani l’1,5 per cento) ribaltando normative sfavorevoli. Importante in tal senso è stato l’arresto dei principali leader islamici radicali legati alla vicenda di Asia Bibi, condannata a morte nel 2010 per blasfemia e poi assolta nell’ottobre scorso dalla Corte suprema.

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21 ottobre 2019

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