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Risorse per la difesa e la promozione dell'infanzia

· Il cardinale Tarcisio Bertone alla messa inaugurale dei lavori ·

«Un impegno efficace per la difesa e la promozione dell'infanzia» è stato auspicato dal cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato, che ha anche invocato «risorse adeguate» e «il recupero dei valori fondamentali alla base del retto e ordinato vivere sociale»: a cominciare dalla famiglia, «cellula originaria della società», per arrivare «alle molteplici garanzie di maturazione integrale del bambino».

L'appello del porporato è risuonato lunedì mattina, 8 febbraio, nella cappella della casa romana Bonus Pastor, durante la messa per l'apertura della diciannovesima assemblea plenaria del Pontificio Consiglio per la Famiglia. Gli stati generali del dicastero sono infatti riuniti fino a mercoledì 10, per approfondire il tema dei diritti dei minori, nel XX anniversario della Convenzione internazionale sui diritti dell'infanzia, approvata dall'assemblea generale delle Nazioni Unite con la risoluzione 44/25, del 20 novembre 1989. Purtroppo — ha ammonito il porporato — a venti anni di distanza «malgrado l'esistenza di un tale strumento giuridico internazionale, la situazione di una larga parte dei bambini nel mondo» è ancora «bisognosa di guarigione», a motivo di «condizioni del tutto insoddisfacenti per il loro sviluppo integrale. Esse sono connesse — ha elencato — alla carenza di servizi sanitari, di un'alimentazione adeguata, di un minimo di formazione scolastica e di una casa». Inoltre — ha aggiunto — «permangono insoluti alcuni gravissimi problemi, come il traffico dei bambini, il lavoro minorile, il fenomeno dei “bambini di strada”, l'impiego di minori in conflitti armati, il matrimonio delle bambine, l'utilizzo dei piccoli per il commercio di materiale pornografico, anche tramite i più moderni e sofisticati strumenti di comunicazione sociale». Tanto che «i numerosi e benemeriti Organismi nazionali e internazionali impegnati nell'assistenza all'infanzia più debole e abbandonata» non riescono a «far fronte da soli ai crescenti bisogni che affliggono masse sterminate di bambini». Per questo occorre una «capillare solidarietà» come unica «risposta veramente adeguata a una simile domanda di aiuto». E — ha spiegato — «a tale risposta sono chiamati tutti gli uomini, ma in modo speciale quanti hanno una visione della vita che li porta a riconoscere in ogni persona l'immagine di Dio e quasi il riflesso del Volto di Cristo, particolarmente vivo e visibile proprio nei lineamenti del bambino». Non a caso nella predicazione di Cristo i piccoli compaiono quale paradigma di comportamento anche per gli adulti, come dimostra l'episodio evangelico in cui per spiegare la natura e le esigenze del suo Regno, Gesù chiama a sé un bambino e lo pone in mezzo ai discepoli. Da qui l'impegno della Chiesa che, «particolarmente sensibile ai diritti dei più deboli» sin dalle sue origini, «è stata sempre vicina ai piccoli, attraverso benefiche istituzioni, suscitate da persone che lo Spirito muoveva con il carisma specifico della loro protezione, della loro educazione e del loro sviluppo».

Per il porporato salesiano i diritti del bambino si possono riassumere «nel diritto a essere amato», per cui — ha chiarito — «la comunità non potrà dire di difenderlo, proteggerlo e accompagnarlo nel suo sviluppo», se alla base di qualsiasi iniziativa «non pone una rinnovata coscienza del dovere di amarlo».

In precedenza, dopo aver ringraziato il cardinale presidente Ennio Antonelli, il segretario di Stato aveva rivolto un particolare saluto ai nuovi membri del Pontificio Consiglio — il vescovo segretario Jean Laffitte, i porporati e presuli nominati di recente nel Comitato di presidenza, come pure quegli officiali, consultori e coniugi entrati a far parte del dicastero — augurando loro «un fruttuoso inserimento in questo prezioso servizio ecclesiale» per la promozione dell'istituto familiare, «oggi particolarmente insidiato dai processi di trasformazione e secolarizzazione della società e della cultura».

Commentando le letture, il celebrante ha evidenziato come quella tratta dal primo Libro dei Re — che fa riferimento alla festa dei tabernacoli — rimandi «alla necessità di curare, anche nella pastorale familiare e nella formazione dei giovani alla vita familiare, un equilibrio costante tra l'elemento istituzionale voluto da Dio e i sentimenti di fede e di amore che lo sostengono e lo arricchiscono». Passando poi al Vangelo di Marco — il quale attraverso uno dei suoi tipici «sommari» descrive Gesù che guarisce gli ammalati nei villaggi del territorio di Genesaret — il cardinale Bertone ne ha attualizzato i contenuti, sottolineando come «anche nell'ambito della pastorale familiare» sia «fondamentale educare alla fede, alla conversione ed al perdono perché il Sacramento celebrato — ha concluso — non venga percepito come un fatto vuoto e formale, ma sia costantemente alimentato dall'ascolto della Parola e dall'accoglienza dei valori che essa ispira».

Dopo l'Eucaristia i lavori si sono aperti con il saluto del cardinale presidente e la presentazioni dei nuovi membri e consultori del dicastero. Quindi il porporato ha illustrato le attività dopo l'Incontro di Città del Messico, dove il cardinale Bertone presiedette le celebrazioni conclusive come Legato Pontificio. Nel pomeriggio vengono illustrate le priorità della pastorale della famiglia e della vita nelle varie aree geografiche, quindi la proposta del Vademecum per la preparazione al matrimonio, con interventi del sotto-segretario, monsignor Carlos Simón Vázquez, che riassume il cammino già fatto; e del vescovo segretario Laffitte, cui è affidata la relazione pastorale introduttiva. Martedì mattina si entra nel vivo del tema in agenda, con la presentazione da parte di padre Gianfranco Grieco, Capo Ufficio del dicastero. Tra i relatori l'arcivescovo Silvano Maria Tomasi, Osservatore permanente della Santa Sede presso l'Ufficio delle Nazioni Unite e istituzioni specializzate a Ginevra.

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