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Risorge l’Evangeliario di Vercelli

· Il Lazarus Project renderà visibile il testo cancellato dal tempo ·

L’elegante onciale del Codice a della Biblioteca Capitolare di Vercelli riemerge da uno sfondo in technicolor, in mezzo a sfumature blu, fucsia e verdi come in un quadro seriale di Andy Warhol. Ma non si tratta di una rielaborazione pop; è il risultato di un vero e proprio restauro, anche se virtuale.

Tecnici del Lazarus Project al lavoro

Grazie a una serie di fotografie realizzate con differenti filtri — luci ultraviolette e infrarosse provenienti da diverse angolazioni o con luce trasmessa poi rielaborate dal computer — molte delle parti cancellate o sbiadite nel manoscritto originale gravemente danneggiato dal tempo, dall’uso e da interventi di restauro talvolta controproducenti, si potranno leggere di nuovo. Il sogno di intere generazioni di paleografi diventa realtà sullo schermo di un computer grazie a quello che, significativamente, è stato chiamato Lazarus Project. Dal 6 al 20 luglio quindici ricercatori esperti in discipline umanistiche digitali saranno al lavoro a Vercelli; il progetto sarà diretto e coordinato da Timoty Leonardi, conservatore dei manoscritti, e da Anna Cerutti, archivista della Biblioteca e Archivio Capitolare.

Ma perché il Codice a è così importante? Il manoscritto è il testimone più antico dei quattro Vangeli nel testo latino detto europeo, anteriore alla Volgata di Girolamo; il codice è attribuito tradizionalmente alla committenza di sant’Eusebio di Vercelli, morto intorno al 371 e considerato il primo vescovo piemontese.

Il codice, pur restaurato nel 1909 e nel 1996 nella Biblioteca Apostolica Vaticana, è molto danneggiato e in buona parte mutilo. L’attribuzione del codice a Eusebio risale alla Vita antiqua, composta nel settimo od ottavo secolo, in cui si parla del potere miracoloso del manoscritto. All’anno 885 risale la legatura in argento e oro voluta da Berengario per salvaguardare il prezioso manufatto, considerato già da tempo come una reliquia di Eusebio e ormai in via di deterioramento per la continua utilizzazione liturgica e non (come solenni giuramenti se non addirittura ordalie). La stagione filologica per l’evangeliario iniziò con la visita a Vercelli di due monaci maurini, Jean Mabillon e Bernard de Montfaucon, che a distanza di pochi anni l’uno dall’altro, a cavallo tra Seicento e Settecento, confermarono il deterioramento progressivo dell’antico manoscritto.

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21 novembre 2018

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