Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Riscoprire i valori fondanti
per sconfiggere
razzismo e antisemitismo

· Il caso della scorta alla senatrice italiana Liliana Segre segno di un preoccupante degrado morale e culturale ·

La triste vicenda della scorta alla senatrice Liliana Segre, sopravvissuta ad Auschwitz e oggetto di pesanti offese e minacce, rappresenta un segnale inquietante. Si tratta di una sconfitta pesante, spia di una profonda debolezza. Ed è lo Stato che perde.

Come insegnante di storia sono convinto che occorra incentivare sempre di più le occasioni di riflessione e di ricostruzione storica del periodo che precedette e portò alle leggi razziali. C’è bisogno di riattivare, rivitalizzare la base dei valori che portarono a scegliere di uscire da una dittatura per abbracciare una repubblica, una democrazia, un parlamento espressione delle tante “voci” del paese, una tolleranza costruttiva. Manca una ritualità civile che confermi con fermezza i valori e i principi della costituzione e della democrazia.

Eppure sono molti quelli che vivono creando punti d’incontro e non di scontro, che cercano il bene e vedono il bene negli altri. C’è un’altra Italia che non ha sposato la rabbia, il rancore, l’insulto e l’offesa, ma ha abbracciato il senso profondo dell’umanità, quella silente, indifesa, che non ha diritti, che vive nella promiscuità, che ha bisogno d’aiuto, che è felice con poco, che è riconoscente nel poco.

C’è un’Italia che da tempo cammina insieme ai poveri e i bisognosi, qualsiasi essi siano, che cammina al loro fianco e non davanti, che cammina con loro accompagnandoli, che li accoglie per quello che sono e non per quello che si vorrebbe che fossero. C’è una umanità che va ascoltata, compresa, sorretta, e possibilmente liberata dai pesi infausti che la vita, senza chiedere e senza colpe, si è ritrovata ai piedi. Nessuno di noi sceglie dove nascere, quando nascere e con chi nascere. Per questo va rispettato il valore di ogni vita.

Le forme striscianti di razzismo, figlie di un grandezza presunta, e di indifferenza di fronte alle sofferenze altrui, sono uno schiaffo alla dignità di ogni uomo. I diritti sanciti nelle grandi pagine della storia dell’umanità non bastano purtroppo a cancellare il degrado morale e culturale in atto. C’è un mondo che va rieducato partendo dalle straordinarie testimonianze che spesso non vengono valorizzate perché ci imbarazzano e ci mettono alla prova.

Gli strumenti per rimettere in moto questo necessario patto tra cittadini e Stato e tra le diverse componenti della società ci sono già. Non servono proclami o nuove regole: per cominciare, basterebbe ridare fiato all’insegnamento della Storia con la S maiuscola, rimettendola al centro del percorso culturale, facendo in modo che anche alla scuola primaria si torni a studiare la storia contemporanea, confermando il giusto spazio alle scuole superiori di primo grado e, per quelle di secondo grado, agganciando la questione della cittadinanza con i grandi temi etici che la costituzione chiama in causa come pilastri imprescindibili per la vita democratica. C’è bisogno di riaffermare le basi civili del nostro essere cittadini.

Quanto accaduto alla senatrice Segre purtroppo non è un caso isolato. Sempre di più ogni giorno si verificano episodi odiosi d’intolleranza verso quanti sono considerati “diversi”, siano essi ebrei, immigrati, Rom, Sinti, omosessuali, “terroni”. Un processo lento ma continuo che ha portato tanta gente a non avere più timore e rispetto verso certe regole che davano senso alla nostra comunità, al nostro convivere.

Insulti, minacce, offese, risuonano anche tra i più piccoli, basti pensare a quello che succede nei campi di calcio di tante nostre città e paesi, dove spesso gli adulti invece di placare gli animi, scendono in “campo” aggravando la situazione. Anzi, spesso istigando.

Non sbaglia chi afferma che c’è un’emergenza in Italia: la maleducazione/ineducazione (altro che i migranti/profughi). Una sorta di malattia contagiosa che sta portando il paese verso lidi impensabili fino pochi anni fa. Un cancro che se non fermiamo ora, rischia di diventare una metastasi inguaribile. Una maleducazione che coinvolge anche quei giornalisti che pur di avere un indice di ascolto alto sono essi stessi facilitatori e stimolatori dello scontro soprattutto verbale. Non c’è più rispetto per nessuno e nulla. Ognuno si sente libero di poter dire qualsiasi cosa senza nessun ritegno o vergogna, senza pensare che le parole hanno un loro significato e un loro peso. Dobbiamo fermarci e riflettere. Un popolo non educato, incapace di stare alle regole minime della convivenza e del rispetto reciproco è destinato ad abbracciare i non valori, i falsi assoluti venduti come merce rara. Tutti gli attori sociali devono unirsi nell’edificare una diga che possa fermare questa frana melmosa che sta sporcando e annegando il buon vivere. Dobbiamo coraggiosamente ripartire da certi fatti, che rappresentano il nostro fallimento, per ricominciare a guardare insieme e non da soli, per ricominciare a credere nell’uomo.

Non basta nella vita una dimensione orizzontale/materiale abbiamo bisogno anche della dimensione verticale/spirituale che ci ricorda il valore dell’altro. Per poter dire: anch’io sono ebreo; anch’io sono nero; anch’io sono povero; anch’io sono solo; anch’io chiedo aiuto.

di Antonio Silvio Calò

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

27 gennaio 2020

NOTIZIE CORRELATE