Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Riscopriamo la storia

· Appello di Liliana Cavani dalla Mostra del cinema di Venezia ·

Una foto sul set della serie televisiva del 2014  dove Francesco (a destra)  è interpretato  da Mateusz Kościukiewicz

Uno dei problemi principali dell’epoca che viviamo è «la poca attenzione alla storia. Non si impara niente da quello che è accaduto, e anche a scuola se ne fa poca» ha detto Liliana Cavani, ricevendo al Lido di Venezia il premio Bresson assegnato dall’Ente dello spettacolo, con il patrocinio del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede e del Pontificio Consiglio della cultura. «Spesso al liceo — ha continuato la regista — non si insegna quella del ventesimo secolo. Ed è gravissimo». Liliana Cavani ha poi parlato della sua formazione, spiegando che è cresciuta «circondata da persone straordinarie, che mi hanno aiutata a sentirmi libera e a essere me stessa». Libera e anticonformista al punto di affrontare tre volte lo stesso soggetto, la vita dell’alter Christus di Assisi: il primo Francesco è del 1966, interpretato da Lou Castel (film d’esordio della Cavani), nel secondo, del 1989, il protagonista è Mickey Rourke, in una rilettura che privilegia la narrazione dei confratelli, e in particolare di Chiara. Nel 2014, torna di nuovo a filmare il santo patrono d’Italia in una miniserie televisiva andata in onda su RaiUno.

È molto probabile un prossimo ritorno della Cavani dietro la cinepresa: «Ho pronta la sceneggiatura di un progetto classico — ha confermato — ma per ora non voglio dire di più, non lo faccio mai». L’ultima regia all’attivo riguarda il mondo dell’opera: ha appena curato alla Scala di Milano l’opera di Luigi Cherubini Alì Babà e i quaranta ladroni («un’esperienza meravigliosa»), in scena al Piermarini fino al 27 settembre.

Nel suo allestimento la grotta dei ladroni, che si apre con la prima password della storia, «Sesamo, apriti», non è più una caverna misteriosa, ma una moderna struttura che potrebbe essere stata progettata da un archistar. Sul palcoscenico della Scala l’atmosfera orientale si confonde con scenografie attuali. Ultimo lavoro di Luigi Cherubini — che lo compose nel 1833 — l’opera non era in cartellone dal 1963. L’orchestra è diretta da Paolo Carignani, mentre la rappresentazione è stata tutta affidata agli allievi dell’Accademia scaligera, dai cantanti, ai ballerini; è il terzo anno che un’opera realizzata dagli studenti viene inserita nel cartellone della stagione lirica.

La trama dell’opera è tratta da una delle novelle più note di Le mille e una notte: Nadir è innamorato di Dèlia, figlia del ricco mercante Alì Babà, ma è povero quindi senza speranza, anche perché la ragazza è stata promessa all’esattore capo Aboul-Hassan.

Quando Nadir trova il tesoro nascosto in una caverna, tutto prende un’altra piega, rivelando il tema di fondo dell’opera, sempre attuale: il binomio denaro («quell’avidità che non porta certo alla felicità», come la definisce la regista) e potere.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

12 novembre 2019

NOTIZIE CORRELATE