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Fallisce il vertice di Hanoi

· Trump e Kim non trovano l’intesa sulle modalità della denuclearizzazione della penisola coreana ·

«Certe volte bisogna andarsene». Non lasciano molto adito all’interpretazione le parole del presidente statunitense, Donald Trump, che oggi ha deciso di chiudere in anticipo il vertice con il leader nordcoreano Kim Jong-un ad Hanoi, in Vietnam. L’agenda del presidente è cambiata dopo diverse ore di negoziati: nessuna firma, nessun accordo, nessuna dichiarazione finale. Trump — in piena campagna elettorale per il voto 2020 — aveva promesso agli americani una denuclearizzazione della Corea del Nord «completa, verificabile e irreversibile», ma è costretto per ora a tornare in patria a mani vuote. 

Kim e Trump ad Hanoi (Afp)

Il punto di disaccordo sono, ancora una volta, le modalità della denuclearizzazione. «Volevano l’eliminazione completa delle sanzioni — ha spiegato in conferenza stampa Trump — ma sulla denuclearizzazione non erano pronti a darci quello che volevamo». Il capo della Casa Bianca ha tuttavia spiegato che il dialogo con Pyongyang va avanti, nonostante la battuta d’arresto. «Le differenze sono state ridotte», ma Kim «ha una certa visione che non coincide con la nostra». Le prospettive che si aprono adesso non sono buone. Il presidente ha dichiarato che per il prossimo summit con il leader nordcoreano «potrebbe passare molto tempo». 

I punti sul tavolo del vertice di Hanoi erano chiari a tutti: la fine del confronto nucleare, con la cessazione da parte di Pyongyang di tutti i test atomici e missilistici; il dialogo con il regime nordcoreano su tutta una serie di questione — in primis in diritti umani; la sigla di un trattato di pace, al posto dell’armistizio del 1953, per mettere fine a uno dei più lunghi conflitti del Novecento. Nessuno di questi punti — stando ai resoconti della stampa — è stato affrontato seriamente nelle lunghe trattative del summit. E tutto sembra esser rimasto come prima. Ognuno sulle sue posizioni.
Nel dettaglio, ad Hanoi Kim avrebbe proposto di smantellare il suo reattore nucleare di Yongbyon, la sua principale fucina di materiale atomico, ma chiesto in cambio l’eliminazione completa delle sanzioni. «Ci sono dei siti che noi conosciamo e che il mondo non conosce» ha detto Trump, lasciando intendere che per arrivare a qualsiasi intesa Kim dovrà rinunciare anche ad altre strutture nucleari. «Dovranno fare molto di più» spiegano gli esperti a Washington.
Il sostanziale fallimento del summit è ancor più sorprendente a fronte del clima positivo che si respirava nelle prime battute. 

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