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Rischio epidemie a Raqqa

· Nella città siriana i civili affrontano condizioni di vita drammatiche ·

I civili intrappolati nella parte nordorientale di Raqqa, la città siriana ancora sotto il controllo del cosiddetto stato islamico (Is), non hanno accesso all’assistenza sanitaria e sono a rischio di epidemie. Lo riferiscono l’organizzazione internazionale Medici senza frontiere e l’ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari (Ocha). «I pazienti ci hanno raccontato di molte persone ammalate e ferite che sono intrappolate a Raqqa con poca o nessuna assistenza sanitaria e poche chance di scappare dalla città» ha dichiarato Vanessa Cramond, coordinatrice di Msf per la Turchia e il nord della Siria.

Civili siriani abbandonano  Raqqa (Reuters)

Alcuni pazienti soccorsi da Msf che sono riusciti a scappare da Raqqa hanno raccontato che «il solo modo di lasciare la città è fuggire di nascosto, circostanza, secondo la coordinatrice, che causa ritardi e difficoltà di accesso alle cure mediche urgenti». L’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari è preoccupato per la vita di migliaia di civili intrappolati a Raqqa mentre continuano le operazioni militari nell’area. «Le condizioni di salute stanno rapidamente peggiorando, ci sono persone a rischio di epidemie come il colera e l’epatite. Si stima che siano tra le 20.000 e le 50.000 le persone rimaste intrappolate» si legge in una nota dell’Ocha.

A lanciare l’allarme sulle condizioni di vita nella città è stato di recente anche l’Unicef. «Dopo Mosul l’attenzione di questi giorni deve necessariamente essere rivolta a Raqqa dove tra 30.000 e 50.000 civili ci risultano intrappolati e vittime di sanguinosi combattimenti» ha spiegato Andrea Iacomini, portavoce di Unicef Italia, che denuncia come «la metà di queste persone sono bambini che vivono in condizioni umanitarie proibitive, continuamente sotto attacco e bombardati. Un vero inferno». I bambini e le famiglie che sono riusciti a fuggire nei campi di accoglienza «senza aver bevuto e mangiato per giorni, esausti, sconvolti e disidratati a causa delle alte temperature — spiega Iacomini — raccontano di strade piene di mine e di cecchini, di aver assistito all’uccisione dei loro parenti e a scene di rara crudeltà e violenza». Sono inoltre «saltati i servizi sanitari di base, l’ospedale pubblico non è agibile, restano solo alcune strutture private che funzionano solo parzialmente, un quadro davvero devastante e in via di peggioramento».

Sul piano militare, sono almeno tre i civili, tra cui due sfollati, che hanno perso la vita nei nuovi raid aerei lanciati dalla coalizione internazionale a guida statunitense su Raqqa. Diverse fonti sul campo spiegano che le Forze democratiche siriane continuano ad avanzare e sono prossime a prendere il pieno controllo dei quartieri meridionali. È da giugno che le Forze democratiche siriane sono impegnate nell’offensiva per riconquistare Raqqa con il sostegno della coalizione internazionale. Gli scontri, spiegano gli attivisti, sono ora particolarmente intensi nei quartieri di Hisham bin Abdul Malik e in altre zone della città vecchia.

Il portavoce dell’operazione Inherent Resolve, il colonnello John Dillon, in un briefing ha detto che a Raqqa rimangono circa duemila combattenti dell’Is. siriane. La città è sotto il controllo dell’Is dal 2013. L’operazione per liberarla è stata lanciata il 6 giugno scorso e da allora sono stati fatti progressi sui lati est e ovest della città giungendo fino alle mura della città vecchia.

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