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Rischio collasso

· Nessun accordo nel vertice Ue sull’immigrazione e in Grecia continuano ad aumentare gli arrivi ·

Tensioni, accuse, polemiche. Quella che si è riunita a Bruxelles per cercare una soluzione all’emergenza immigrazione è un’Europa senza progetti concreti e senza leader, persa in cavilli burocratici e facili populismi.

Il summit, a livello dei ministri dell’Interno, si è chiuso senza accordi. A tenere banco è stato soprattutto lo scontro politico tra Grecia e Austria, con Atene che ha deciso di richiamare l’ambasciatore a Vienna. Un segno di protesta non solo contro la decisione austriaca di non invitare il Governo greco al recente mini-summit sulla crisi migratoria, ma anche contro l’inerzia di Bruxelles di fronte a una situazione fuori controllo.

Migranti durante una distribuzione  di aiuti alimentari in Grecia (Ap)

Come ha riconosciuto anche il commissario Ue all’Immigrazione, Dimitris Avramopoulos, «se entro i prossimi dieci giorni non ci saranno risultati tangibili sul fronte della strategia europea di gestione dei flussi di migranti, il rischio è che l’intero sistema collassi completamente». Tra dieci giorni ci sarà infatti un nuovo vertice straordinario dei leader dei ventotto insieme alla Turchia. All’inviato di Ankara i ministri dell’Unione hanno chiesto di ridurre drasticamente i flussi entro quella data.

Sembra, al momento, di assistere a un tragico, incontrollabile effetto domino. Pochi giorni fa Vienna annunciava a sorpresa il rafforzamento dei controlli alle frontiere e la limitazione degli ingressi. Sulla stessa linea si muoveva l’Ungheria di Viktor Orbán, indicendo un referendum sull’accettazione delle quote permanenti di ricollocamenti proposte dalla Commissione Ue in seguito a un accordo tra i leader dei ventotto. Simultaneamente il Belgio decideva di sospendere Schengen, mandando i soldati a presidiare i punti di passaggio al confine. Croazia, Slovenia, Slovacchia, Bosnia, Montenegro, Romania e Bulgaria hanno seguito il medesimo modus operandi. E così, nel giro di poche settimane, con i Balcani bloccati, in Grecia si sono ammassate decine di migliaia di migranti e rifugiati, senza controlli né registrazioni, né assistenza adeguata. Ieri oltre mille migranti hanno rotto la recinzione del campo di Diavata e si sono messi in marcia verso Idomeni, al confine con la ex Repubblica jugoslava di Macedonia. A Idomeni, dove la polizia greca stima ci siano già 2.800 migranti, la situazione è insostenibile e c’è il rischio di rivolte.

Ma non solo. Il blocco dei Balcani porterà molto probabilmente all’arrivo in Italia, sulle coste pugliesi, di un fiume di esseri umani che cercano un percorso alternativo. «L’Italia ora non ha l’afflusso che aveva qualche mese fa. Ma certo, chiudendo da una parte il rischio è sempre quello che si apra un’altra strada» ha detto Filippo Grandi, Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr). Incontri sono già stati avviati tra le autorità italiane e quelle di Albania e Montenegro per rafforzare la collaborazione in vista della stagione estiva, quando il flusso degli arrivi aumenterà notevolmente.

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17 luglio 2019

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