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Rischiando il confronto contro il ghetto delle idee

· Sul prossimo numero di «Pagine Ebraiche» Anna Foa e Renzo Gattegna intervengono nel dibattito sull’informazione ·

Quale è il senso di un giornale e, più in generale, di una stampa espressione di una comunità? È quello di rivolgersi al suo interno, scivolando nell’autocelebrazione (dando spazio solo alle posizioni di maggioranza, onde evitare il terribile rischio di apparire divisa) o nell’autoreferenzialità (inevitabilmente foriera di sterilità esistenziale)? O piuttosto vale la pena di rischiare l’apertura, scommettendo sull’arricchimento che deriva dal confronto con la società in cui si vive? Un confronto che, laddove condotto con intelligenza e nella fermezza di ciò che si è, finisce inevitabilmente per arricchire entrambi i soggetti dello scambio?

Questo, in sostanza, il cuore del dibattito che l’ebraismo italiano sta vivendo in questi mesi. Un dibattito al quale il numero di febbraio di «Pagine Ebraiche» — il mensile dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, diretto da Guido Vitale — fornirà due importanti contributi-risposte scritti da Anna Foa, storica dell’età moderna e firma prestigiosa di tanta stampa italiana (ebraica e non), e da Renzo Gattegna, presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.

«Giornale mensile espressione dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e non dell’una o dell’altra comunità — scrive in prima pagina Anna Foa — “Pagine Ebraiche” è volto al mondo esterno oltre che agli ebrei, e con un taglio moderno, aperto a opinioni diverse e anche opposte, tale insomma da esprimere il volto di un ebraismo, quello italiano, quanto mai diversificato fra religiosi di varie tendenze e cosiddetti “laici”, fra sionisti più o meno accesi e “diasporici” e via discorrendo, in una molteplicità di opinioni, pensieri, interessi. Insomma, per nostra fortuna, un mondo che non si riconosce in un’immagine fissa e univoca».

E continua la storica: «Non è un caso che un siffatto giornale abbia suscitato l’interesse del mondo esterno, che i suoi articoli, le sue prese di posizione, siano stati sovente ripresi dalla stampa nazionale e da quella cattolica (in particolare, fatto interessante per il dialogo, dal giornale ufficiale della Santa Sede, “L’Osservatore Romano”). È un fatto questo che si era verificato raramente prima, quando le prese di posizione da parte ebraica erano affidate solo ai comunicati ufficiali delle istituzioni ebraiche e non venivano recepite, all’esterno, le sfumature, le complessità e anche le differenze delle opinioni all’interno del mondo ebraico. È un fatto che in questi ultimi due anni “Pagine Ebraiche” ha rappresentato in molte occasioni il tramite attraverso cui il dibattito interno al mondo ebraico è uscito dai suoi confini, anche attraverso un linguaggio meno parrocchiale rispetto al passato, e si è posto come protagonista del dibattito sia culturale che politico nel nostro Paese. Credo che questo salto di qualità nella rappresentazione del mondo ebraico sia molto importante in vari campi: da quello della risposta alla propaganda antisemita, che sempre più è divenuta negli ultimi anni aperta e diffusa attraverso il web, a quello della nostra immagine fra i non ebrei, troppo a lungo stereotipata e semplificata anche in assenza di pregiudizio, a quella della diffusione e della conoscenza della cultura ebraica».

Ovviamente — prosegue ancora Anna Foa — «come tutti i cambiamenti, anche questo è stato in molte occasioni e continua tuttora a essere percepito come un rischio: rischio di confrontarsi troppo con l’esterno, e soprattutto di dare spazio a voci plurali, sia all’esterno che all’interno. Rischio insomma di rinunciare alla catechesi per il dibattito, di non presentare pareri cogenti ma opinioni diversificate. Di parlare con gli altri, con i cattolici come con le diverse tendenze dell’ebraismo. Come tutti i rischi, si tratta di rischi che vanno corsi a meno di non volersi rinchiudere in una sorta di ghetto, soffocando le idee per impedire il dissenso. Ma credo che lo spazio che il giornale ha assunto nella nostra vita di ebrei, le possibilità che l’informazione, il dibattito, il confronto culturale hanno conquistato non vadano sprecati, ma semmai ampliati, sostenuti, accresciuti. Si tratta di una straordinaria possibilità per le comunità ebraiche di incidere nel panorama culturale italiano, di spingere gli ebrei a riflettere su di sé e sul mondo, di uscire da un dibattito troppo asfittico per aprirsi all’esterno e per guardare più a fondo dentro di sé».

La questione viene quindi affrontata dal presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. «Pagine Ebraiche» — scrive Renzo Gattegna — è ormai «una testata giornalistica intimamente radicata nel mondo ebraico italiano, rappresentativa dei suoi ideali di apertura e di confronto, di un arricchimento del bimillenario rapporto tra la società italiana e la comunità ebraica. Un giornale rigorosamente fedele ai principi della professionalità e dell’etica giornalistica, realizzato con l’intento di aprire il dialogo e di abbassare i toni di qualsiasi sterile polemica».

Gattegna ricorda quindi che «le istituzioni ebraiche italiane, che vogliono guardare al futuro, hanno ritenuto indispensabile poter contare su pagine che svolgono una funzione di informazione e di comunicazione a livello nazionale. Per questo motivo il Consiglio dell’Unione aperto a tutti i presidenti di Comunità, tenutosi il 18 dicembre 2011, ha ritenuto, con larga maggioranza, di confermare e proseguire le scelte strategiche già compiute sul fronte dell’informazione e di conseguenza non ha accolto l’ipotesi avanzata dal presidente della Comunità di Roma di sottrarre una parte importante delle risorse che consentono di realizzare fra l’altro il giornale dell’ebraismo italiano “Pagine Ebraiche”, il giornale di cronache comunitarie “Italia Ebraica”, il giornale per bambini “DafDaf”, del portale dell’ebraismo italiano www.moked.it, il notiziario quotidiano “L’Unione informa” e la Rassegna stampa dell’ebraismo italiano. Tale proposta, se fosse stata accolta, avrebbe reso impraticabile il mantenimento dei significativi risultati che sono stati raggiunti a un costo minore persino delle precedenti e scarsamente efficaci campagne pubblicitarie per la raccolta dell’otto per mille. Un’analisi corretta e accurata non potrebbe non portare a riconoscere che il risultato positivo è stato duplice: una riduzione di spesa che ha consentito di aumentare la ripartizione dei fondi fra tutte le Comunità e la creazione di un articolato sistema di comunicazione completo e integrato».

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17 luglio 2018

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