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Per risanare il creato ferito

· Messaggio congiunto di Francesco e di Bartolomeo nella giornata di preghiera ·

«Siamo convinti che non ci possa essere soluzione genuina e duratura alla sfida della crisi ecologica e dei cambiamenti climatici senza una risposta concertata e collettiva». In occasione della giornata di preghiera per la cura del creato, venerdì 1° settembre, Papa Francesco e il patriarca ecumenico Bartolomeo hanno inviato, per la prima volta insieme, un messaggio nel quale lanciano un «urgente appello a prestare responsabilmente ascolto al grido della terra e ad attendere ai bisogni di chi è marginalizzato, ma soprattutto a rispondere alla supplica di tanti e a sostenere il consenso globale perché venga risanato il creato ferito». A tutte «le persone di buona volontà» essi rivolgono l’invito a dedicare in questa giornata «un tempo di preghiera per l’ambiente», per rendere grazie al Signore delle meraviglie del creato e perché, nel rispetto della natura, abbiano l’audacia di «abbracciare «una semplicità e una solidarietà maggiori» negli stili di vita.

Emanuela Terragnoli, «Terra ferita»

Il documento prende le mosse dal racconto biblico della creazione per sottolineare che «la terra ci venne affidata come dono sublime e come eredità della quale tutti condividiamo la responsabilità» e che la «dignità e la prosperità umane sono profondamente connesse alla cura nei riguardi della creazione».

Ma la storia del mondo, scrivono il Papa e il patriarca, ha imboccato strade differenti, e oggi assistiamo a «uno scenario moralmente decadente» dal quale emergono «la nostra tendenza a spezzare i delicati ed equilibrati ecosistemi del mondo, l’insaziabile desiderio di manipolare e controllare le limitate risorse del pianeta, l’avidità nel trarre dal mercato profitti illimitati». L’uomo, affermano Francesco e Bartolomeo, non rispetta più la natura come un «dono condiviso», ma la considera un «possesso privato».

Le conseguenze di questa visione del mondo sono «tragiche e durevoli», con un pianeta deteriorato e con cambiamenti climatici il cui impatto «si ripercuote innanzitutto, su quanti vivono poveramente in ogni angolo del globo». La cura del creato, si legge, è perciò «una sfida urgente». L’umanità deve adoperarsi per «uno sviluppo sostenibile e integrale», e soprattutto i potenti del mondo — «quanti occupano una posizione di rilievo in ambito sociale, economico, politico e culturale» — devono ascoltare questo grido di dolore. Occorrono una «responsabilità condivisa» e la disponibilità a dare «priorità alla solidarietà e al servizio».

Il messaggio congiunto 

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18 novembre 2019

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