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Riprodurre i codici

· Un'impresa scientifica che la Vaticana avviò nel 1899 ·

Nel 1899 prendeva avvio nella Biblioteca vaticana, per impulso del prefetto Franz Ehrle, una collana dedicata a pubblicare i facsimili dei manoscritti più insigni. Per aprire degnamente quella collana, che nel giro di pochi anni avrebbe ospitato, fra gli altri, cimeli quali il Virgilio Romano, il codice Vaticano (codice b) della Bibbia greca, l’originale del Canzoniere di Petrarca e il Menologio di Basilio ii, fu scelto il cosiddetto Virgilio Vaticano (Vaticano latino 3225), contenente frammenti sparsi delle Georgiche e dell’Eneide.

«Creusa cerca di trattenere Enea dalla battaglia»  (Virgilio vaticano 3225, foglio 22 recto)

Del manoscritto, vergato in capitale libraria, probabilmente a Roma, attorno all’anno 400, si conservano oggi 76 fogli, con 50 preziose illustrazioni a colori. Della storia successiva del codice si sa che si trovava a Tours nel IX secolo; attorno al 1514 era a Roma, quando fu studiato da Raffaello e dai suoi collaboratori; appartenne poi a Pietro Bembo e, tramite il figlio Torquato, giunse a Fulvio Orsini che lo acquistò nel 1579. Finalmente entrò nella Vaticana nel 1602, dove è conservato con cura accanto agli altri cimeli virgiliani: il Virgilio Romano (Vaticano latino 3867), degli inizi del VI secolo, presente in Biblioteca già nel 1475, e il Virgilio Palatino (Palatino latino 1631), scritto attorno all’anno 500 e giunto nella Vaticana nel 1623 con la collezione Palatina.
Il facsimile di cui sto discorrendo presentava il solenne titolo di Fragmenta et picturae Vergiliana Codicis Vaticani Latini 3225 ed ebbe l’onore di una prima riedizione nel 1930 e di una seconda nel 1945. Le raffigurazioni, tuttavia, erano in bianco e nero, secondo la tecnica del tempo. Nel 1980 doveva tuttavia felicemente essere pubblicato, come numero 71 della stessa collana, un facsimile a colori, accompagnato nel 1984 da un accurato volume di commento di David H. Wright.
Dal 2010 è in corso, come è noto, un progetto ambizioso di digitalizzazione degli ottantamila manoscritti della Vaticana, grazie al quale, a oggi, sono stati digitalizzati e posti on line, a libera consultazione sul sito della Biblioteca, 6071 manoscritti, oltre a 658 incunaboli. Non poteva mancare fra essi il Virgilio Vaticano, che infatti è stato inserito nel progetto e il 5 giugno 2014 è stato posto on line, raggiungendo questo nuovo traguardo di ampia e raffinata diffusione.
Ma la storia delle riproduzioni di questo antico e prezioso manoscritto non era ancora finita. In questi giorni è in distribuzione il facsimile di una pagina, creato con una speciale tecnologia di stampa 3d sviluppata dalla società Canon e prodotto in duecento copie numerate, certificate dalla Biblioteca vaticana. È stato scelto a questo proposito il foglio xxii recto, che fa riferimento all’episodio di Troia invasa dall’esercito greco e messa a ferro e fuoco dai greci (Eneide, ii, 673-691): il foglio contiene un’illustrazione che raffigura Creusa, moglie di Enea, mentre cerca di trattenere Enea dalla battaglia; accanto si vedono il loro figlio Ascanio, sul cui capo compaiono delle fiamme, e Anchise, padre di Enea, che riconosce nel prodigio un segno propizio della volontà divina. L’episodio, come noto, continua con Enea che, prendendo sulle spalle Anchise e tenendo per mano il piccolo Ascanio, seguìto dalla moglie, fugge dalla città in fiamme. Nel trambusto Enea smarrirà Creusa, la cui ombra gli apparirà per annunciargli di essere stata assunta fra gli dèi. È l'inizio del viaggio che porterà l’eroe ad approdare nel Lazio, dove poi dalla sua discendenza sorgerà la città di Roma.
La riproduzione speciale curata da Canon è caratterizzata da una leggera texture in rilievo, che ne esalta alcuni particolari, come i bordi irregolari della pergamena e i riflessi dorati delle lettere. L’iniziativa è stata realizzata da Digita Vaticana Onlus che, con questa e altre attività, raccoglie fondi a supporto della digitalizzazione dei manoscritti della Biblioteca. Digita Vaticana sta inviando i primi esemplari a coloro che hanno deciso di sostenere il progetto di digitalizzazione con una speciale donazione.
Si sa che le grandi imprese hanno alle spalle la partecipazione convinta e corale di molti che credono in esse. L’impresa della diffusione della cultura, che si esprime nella pubblicazione capillare in rete dei manoscritti della Vaticana ‒ tesori dell’umanità posti a servizio di tutti, sperimenta una simile partecipazione e un sostegno che va sempre più incrementandosi, a vantaggio dei molti che ne potranno attingere.

di Cesare Pasini 

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