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Ripartire
dalla bellezza

· Cronache Romane ·

All’alba, quando il traffico ancora non si è scatenato, il Lungotevere scivola deserto da quartiere a rione. Da un lato Testaccio, dall’altra Trastevere. Poi il Ghetto con la Sinagoga, l’Isola tiberina, più su il Gianicolo. Ecco entrare in scena la cupola di San Pietro. Accanto la rotondità di Castel Sant’Angelo.

A quest’ora, per chi lo sa riconoscere, anche il Tevere dà testimonianza di sé. Un odore salmastro, inconfondibile.

Il sole inizia a rischiarare palazzi e monumenti, anche negli uomini sembra sopravvivere la capacità di guardarsi negli occhi, muti cenni di saluto, una specie di riconoscimento reciproco.

Se la bellezza è cura per gli occhi, la nostra città ne è l’infuso più puro. A ogni sguardo, Roma si rivela nella sua impareggiabile bellezza, nella sua maestosità di capitale del mondo intero.

A quest’ora, anche chi la vive tutti i giorni può capire l’intontimento delle torme di turisti di fronte a tanta grandezza. Un’ubriacatura di storia e capolavori, di talento umano al servizio della migliore arte.

Quando il rapimento è totale, nella mente prendono vita i versi di Ezra Pound e della sua meravigliosa Litania Nottuna: O Dio, quale grande gesto di bontà/abbiamo fatto in passato, e dimenticato/che tu ci doni questa meraviglia?

Il Lungotevere continua placido a scorrere, ma basta un attimo, il rosso di un semaforo e i primi clacson impazienti, alcune voci bellicose, poi lo squarcio di una sirena.

La tregua è finita. La guerra quotidiana è esplosa. Tutta la bellezza in poco si scontorna, ecco Roma tornare ad essere trincea, con tutte le piaghe incurabili di questi anni. Il traffico da città sudamericana. I mezzi ridotti come nemmeno nel quarto mondo. E poi le stazioni metro chiuse, inspiegabilmente chiuse da mesi.

Ma non è dall’esaltazione del male, né tantomeno da un sentimento di rassegnazione, che Roma potrà tornare a splendere.

Occorre ripartire dalla bellezza. Tenerla fissa come un punto cardinale. Non permettere a niente e nessuno di relegarla a sfondo. Perché la bellezza chiama altra bellezza. Perché diviene alfabeto, perché ci fa chiedere alle stelle cosa abbiamo fatto per meritarla. La bellezza come forza costruttrice, per Roma e i romani, come è stato per secoli.

La Pontificia commissione di archeologia sacra parteciperà all’inaugurazione, domenica 12 maggio, delle catacombe di Domitilla, restaurate e dotate di un nuovo impianto di illuminazione, nell’ambito della quarta edizione dell’Appia Day. Momento centrale della giornata, la messa alle ore 11 per la festa dei santi martiri Nereo e Achilleo che sarà presieduta dal cardinale Gianfranco Ravasi, presidente della Pontificia commissione di archeologia sacra.La manifestazione prevede l’apertura straordinaria e gratuita dei monumenti tra Roma e Brindisi con oltre duecento eventi (passeggiate, trekking, ciclotour, musica e spettacoli) per vivere l’archeologia e il territorio a piedi o in bicicletta. Il percorso di visita ordinario alle catacombe comprende la “regione dei fornai” (solo su prenotazione all’indirizzo e-mail eventicatacombe@gmail)

Appia Day, che negli anni scorsi ha visto la presenza di oltre centocinquantamila persone, è patrocinata dal Comune di Roma e dalla Regione Lazio, e ha come promotori, tra gli altri, Legambiente e Touring Club Italiano in collaborazione con la stessa Pontificia commissione, Parco archeologico dell’Appia Antica, Parco Regionale dell’Appia Antica e Sovrintendenza capitolina ai beni culturali. Tra gli appuntamenti della giornata, la visita alle catacombe di San Callisto e di San Sebastiano, “Fabbrichiamo una lucerna”, laboratorio didattico per bambini dai 6 ai 12 anni, e il concerto dei “Vocalia consort”, coro ed ensemble strumentale diretto da Chiara De Angelis.

di Daniele Mencarelli

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21 agosto 2019

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