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​Riparte il dialogo sulla crisi siriana

· ​Riunioni a Ginevra e a Parigi per arrivare a una tregua ·

Occhi puntati su Ginevra, dove oggi è previsto un nuovo incontro tra rappresentanti statunitensi e russi, per rilanciare il dialogo sulla Siria. «Continuo a lavorare — ha dichiarato ieri il segretario di stato americano, John Kerry — sulla maniera di salvare Aleppo da una distruzione assolutamente totale, completa. Una delegazione giunta apposta dagli Stati Uniti, sotto la supervisione del presidente Obama, sarà a Ginevra con i russi. In tale sede, dovremmo arrivare a una forma di accordo per vedere come proteggere i civili e ciò che può accadere con l’opposizione armata».

In contemporanea all’incontro di Ginevra si terrà a Parigi un altro vertice a livello ministeriale, sempre sulla Siria. Tra i presenti, oltre Kerry, il ministro degli Esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier, il collega britannico Boris Johnson e il ministro degli Esteri turco Mevlüt Çavuşoğlu.

Questo mentre alle Nazioni Unite si continua a discutere. L’assemblea generale ha votato ieri a stragrande maggioranza (122 sì contro 13 no e 36 astenuti) una risoluzione, presentata dal Canada, che chiede l’immediato cessate il fuoco e l’invio urgente di aiuti nelle zone più colpite, a partire da Aleppo. L’avvio di un cessate il fuoco generalizzato è considerato una condizione essenziale per far partire le procedure di assistenza umanitaria. Le Nazioni Unite stimano che siano ancora 100.000 i civili intrappolati nei combattimenti ad Aleppo est, tra i quali 500 bisognosi di cure immediate.

In una recente analisi, il «Financial Times» sottolineava come, se anche gli Stati Uniti e la Russia dovessero raggiungere un accordo sulla Siria, sarebbe molto difficile metterlo in pratica a causa della complessità della situazione. Sul piano militare, continua l’offensiva dei miliziani del cosiddetto stato islamico (Is) lanciata ieri, nella regione di Palmira, la città sede del sito archeologico romano riconquistata dalle forze di Damasco nel marzo scorso dopo dieci mesi di occupazione jihadista. 

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27 maggio 2019

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