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Riparte da Davos il progetto di una finanza globale

· Il World Economic Forum si conclude con la proposta di un'authority per evitare fallimenti delle grandi banche ·

Banchieri centrali, governi, organizzazioni economiche internazionali, lavorano a una «riforma su tre pilastri» per mettere il sistema finanziario mondiale al sicuro dal rischio di fallimenti di grande banche. Così Mario Draghi, presidente del Financial Stability Board e governatore di Bankitalia, ha sintetizzato i punti centrali del «progetto che va avanti da 5-6 mesi». Questo, d'altronde, è stato l'argomento centrale delle ultime due giornate del World Economic Forum, il vertice internazionale a Davos.

I tre pilastri della riforma sono chiari: «Ridurre il rischio di fallimenti di grande dimensione; ridurre la probabilità di questi fallimenti; mettere in campo dei meccanismi che permettano una gestione ordinata di questi fallimenti», ha detto Draghi. E, tra i possibili strumenti, è emersa anche l’ipotesi di una authority comune. Draghi ha poi chiarito che il Financial Stability Board sta lavorando per definire «un meccanismo basato su principi condivisi», un quadro di indicazioni da applicare per gestire in maniera ordinata eventuali crisi di banche nazionali. Resta poi l’ipotesi di una tassa «per gli istituti che sono troppo grandi per fallire o che sono sistemicamente importanti».

Obiettivi chiari, dunque, confronto ancora aperto sulle soluzioni. Tuttavia, sul tavolo del confronto a Davos non è arrivata la proposta — avanzata da molti — di far pagare alle banche una sorta di assicurazione per alimentare un fondo anti-fallimento. «Di questo non se ne è discusso», ha detto Draghi. Ma c’è — indica il governatore di Bankitalia — l’ipotesi di creare in qualche modo «un capitale di emergenza». L'obiettivo è quello di evitare che un simile fondo alla fine pesi sulle risorse pubbliche, e quindi sui cittadini-contribuenti. Anche il presidente della Banca centrale europea (Bce), Jean Claude Trichet, incalza. «Serve un insieme globale di regole che siano coerenti e consistenti; se non avremo un sistema di regole globale, correremmo il rischio di una catastrofe», ha detto il banchiere francese. La strada — da quanto trapela dalle riunioni a porte chiuse di Davos — potrebbe essere quella di far pagare alle banche i rischi di eccesso di esposizione, di rapportare quindi una eventuale tassa al rapporto tra indebitamento e solidità patrimoniale. La difficoltà è quella di arrivare a regole universali, dagli Stati Uniti all’Europa, valide in Paesi che hanno sistemi molto diversi.

Secondo l’economista Nouriel Roubini, che ha partecipato alle riunioni di Davos, i Paesi dell’area mediterranea che fanno parte della zona euro sono a rischio a causa di deficit e bassa competitività. In un'intervista Roubini ha analizzato il caso della Grecia — caduta in una grave crisi a causa dell'aumento del deficit e dopo il declassamento da parte delle agenzie di rating — spiegando che il Paese può superare la crisi, ma non da sola: «La Grecia deve chiedere a qualcuno la liquidità senza la quale i rischi di insuccesso aumentano, oltre a dover ridurre la spesa pubblica e aumentare le tasse». Per ora il «rischio contagio è debole — ha spiegato l’economista — ma se si avesse sentore che il risanamento non va avanti, le banche greche andrebbero in difficoltà e a catena i Paesi che hanno un’esposizione verso la Grecia». Questo è solo un fronte, «l’altro è rappresentato dai Paesi come Portogallo, Spagna, Irlanda, Italia, che hanno elevati deficit e debito o elevato o in rapida crescita». E un’altra componente riguarda l’area mediterranea dell’euro: qui, precisa, «è la bassa competitività strutturale di queste economie: anche quando riuscissero a mettere i conti a posto, si troverebbero comunque con un serio problema di crescita».

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