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Rinviata la riforma di Dublino

· Non si sblocca il dialogo sul diritto di asilo al vertice europeo ·

L’Unione europea rinvia la discussione sulla riforma del regolamento di Dublino sul diritto di asilo. La revisione — ha annunciato il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ieri al termine dei lavori del vertice dei capi di stato e di governo — partirà nei prossimi mesi.
Quello dei migranti è stato uno dei temi chiavi del vertice europeo. Tuttavia, la questione più spinosa, ossia la riforma di Dublino, è stata rinviata. I leader hanno concordato — secondo quanto emerge dalle conclusioni — che la riforma dovrà essere realizzata entro il 30 giugno 2017. La decisione è stata presa «dopo una lunga e approfondita discussione» hanno spiegato fonti vicine alle delegazioni. La data non è affatto una deadline, hanno precisato in molti, bensì un criterio di massima per cercare di portare avanti le discussioni in maniera più concreta.

Donald Tusk e Jean-Claude Juncker al termine del Consiglio europeo (Ap)

È stata invece bocciata la proposta di «solidarietà flessibile» avanzata dalla Slovacchia, portavoce dei paesi del blocco di Visegrad da sempre contrari alle proposte comunitarie per l’accoglienza dei migranti. Questa proposta — dicono i commentatori — lascia di fatto tutto il carico dell’accoglienza sui paesi di primo sbarco (Italia e Grecia), facendo scattare un’eventuale redistribuzione solo una volta che venissero superati precisi limiti di guardia. Una soluzione chiaramente inaccettabile per il governo italiano, che Bratislava avrebbe invece voluto far passare almeno come principio, riuscendo così a condizionare la discussione futura. «Non possiamo lasciare sola l’Italia nell’ambito della crisi migratoria» ha sottolineato il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker.
Intanto, sempre sul fronte dell’immigrazione, i leader europei hanno deciso di portare avanti gli accordi con i paesi africani, per cercare di risolvere alla radice il problema dell’aumento degli arrivi. Ieri a Bruxelles era presente anche il presidente del Niger Mahamadou Issoufou che ha siglato con Francia, Italia e Germania un accordo del valore di 100 milioni di euro, mentre altri 780 milioni saranno stanziati sempre a Niamey dall’Unione europea per progetti destinati allo sviluppo e alla sicurezza. Il Niger è uno dei principali paesi di transito dei migranti diretti in Libia da dove poi si imbarcano per l’Europa. Nel corso del consiglio, inoltre, l’alto rappresentante europeo per la politica estera e di sicurezza comune, Federica Mogherini, ha illustrato i primi risultati della collaborazione con il Niger: i migranti sono passati dai 70.000 di maggio ai poco meno di 2000 di ottobre. Proseguono inoltre i negoziati per arrivare ad accordi simili anche con Etiopia, Nigeria e Senegal.
In questo quadro s’inseriscono, poi, le gravi accuse lanciate dall’agenzia europea per il controllo delle frontiere (Frontex) alle ong attive nel Mediterraneo per dare soccorso ai migranti. In alcuni report confidenziali, Frontex accusa le organizzazioni di «collusione» con i trafficanti di esseri umani. L’agenzia — da poco trasformata in una nuova agenzia europea delle guardie di frontiera e costiera — parla addirittura di accordi in mare per il trasporto dei migranti. Cinque, principalmente, le accuse rivolte alle ong: collusione con i trafficanti di uomini, che prima di mettere in mare le imbarcazioni fornirebbero ai migranti l’esatta posizione delle navi delle ong; le istruzioni, impartite ai disperati ripescati dal mare, di non collaborare con le autorità di polizia; l’estensione del raggio delle operazioni fin sotto le coste libiche; il rifiuto di raccogliere prove necessarie per istruire azioni giudiziarie contro gli scafisti. A rivelare il contenuto dei report è stato il «Financial Times». Le organizzazioni coinvolte — da Medici senza frontiere a Save the Children — hanno immediatamente smentito le accuse.

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