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Rinnovati dall'amore per trasformare il mondo

· Benedetto XVI conclude il viaggio in Portogallo ribadendo che la Chiesa è pronta a dialogare con culture e religioni ·

L'attualità della missione profetica di Fátima di fronte ai gretti egoismi di nazione, razza, ideologia, gruppo o individuo

Solo cristiani che imparano da Dio a essere persone «per gli altri» possono toccare il cuore degli uomini e trasformare il mondo. Nel lasciare il Portogallo venerdì 14 maggio, a conclusione del viaggio iniziato lo scorso martedì, il Papa conferma la concretezza profetica del messaggio di Fátima. E ribadisce che il compito della Chiesa oggi è quello di «dialogare con culture e religioni diverse, cercando di costruire insieme a ogni persona di buona volontà la pacifica convivenza dei popoli». Si tratta — spiega nell'omelia della messa celebrata in mattinata a Porto — di «rinnovare la faccia della terra partendo da Dio, sempre e solo da Dio». Perché nella missione dei credenti al servizio dell'umanità — assicura — «tutto si definisce a partire da Cristo».

Di concordia Benedetto XVI torna a parlare al momento del congedo dal Paese, ricordando che essa è «essenziale per una salda coesione» e «necessaria per affrontare con responsabilità comune le sfide» che attendono la popolazione lusitana. Nell'ultimo discorso prima della partenza il Pontefice raccomanda ai portoghesi di coniugare sempre «il profondo senso di Dio» con «l'apertura solidale» ai valori dell'umanesimo cristiano. E rivela: «A Fátima ho pregato per il mondo intero chiedendo che il futuro porti maggiore fraternità e solidarietà, un maggiore rispetto reciproco e una rinnovata fiducia e confidenza in Dio».

Proprio dalla cittadina portoghese legata alle apparizioni mariane del 1917 il Papa aveva rilanciato l'attualità della «missione profetica» del messaggio della Vergine di fronte ai «gretti egoismi di nazione, razza, ideologia, gruppo, individuo» ancora prevalenti nella storia dell'umanità. La fede in Dio — aveva sottolineato nella messa celebrata giovedì mattina sulla spianata del santuario — «apre all'uomo l'orizzonte di una speranza certa»: a patto che egli si abbandoni «pieno di fiducia nelle mani dell'Amore che sostiene il mondo».

Forza di trasformazione e «legge fondamentale della perfezione umana», l'amore — aveva poi ribadito incontrando gli organismi della pastorale sociale — è alla radice della «proposta creativa» della Chiesa di fronte alle esigenze dello «sviluppo umano integrale». Da qui la necessità di «formare una nuova generazione di leader servitori» capaci di sottrarre l'attività caritativa alla logica dell'efficienza e della visibilità o agli influssi della politica e delle ideologie, per guardare unicamente al bene comune e ai bisogni delle persone. Un impegno, questo, che il Papa non considera monopolio esclusivo dei laici. Tanto che ai presuli del Paese, incontrati giovedì sera a Fátima, ha ricordato che autorità, responsabilità e paternità episcopale non vanno mai separate dal compito di essere «profeti della giustizia e della pace» e «voce dei più deboli», in particolare «degli oppressi, degli umiliati e dei maltrattati».

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