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Rimpatrio sicuro per i rohingya

· Lo chiedono le Nazioni Unite alle autorità del Myanmar ·

Accampamento di profughi rohingya

Le agenzie umanitarie dell’Onu chiedono più sforzi da parte delle autorità del Myanmar per migliorare la situazione nello stato del Rakhine, da dove sono fuggiti più 700.000 rohingya l’anno scorso. Due mesi dopo aver firmato un memorandum d’intesa tripartito con il governo del Myanmar, l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) e l’Agenzia per lo sviluppo dell’Onu (Undp) sottolineano in un comunicato congiunto pubblicato ieri «la necessità di compiere progressi tangibili per migliorare le condizioni» nello stato situato al confine con il Bangladesh.

Il memorandum d’intesa firmato il 6 giugno era stato definito come «prima tappa necessaria per instaurare un quadro di cooperazione tra le Nazioni Unite e il governo birmano» per «creare condizioni propizie a un rimpatrio liberamente consentito, sicuro, degno e durevole dei rifugiati provenienti dal Bangladesh» e «favorire la creazione di migliori condizioni di vita per tutte le comunità che vivono nello stato del Rakhine».

Per le Nazioni Unite, sono «urgentemente necessari» progressi sostanziali in tre settori chiave, dettagliati nel testo di giugno: garantire un accesso effettivo nel Rakhine, assicurare a tutte le comunità la libertà di movimento e, infine, affrontare le cause profonde della crisi in Myanmar.

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20 settembre 2019

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