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​Rilettura di una canzonetta

· ​Quando è l’amore a plasmare la realtà ·

Siamo nel 2087 e due giovani, in una città proiettata nel futuro digitale, si incontrano, come fosse oggi. Sembrano incontrarsi o forse meglio ritrovarsi, mettendo in moto tutti gli elementi, ormai digitalizzati, della memoria e delle emozioni. Parabola moderna che mette in scena il sentimento di sempre, l’amore, in un cocktail postmoderno fatto di conversazioni a tre dimensioni grazie al linguaggio informatico che proietta le cose semplicemente pensate. Sfiorando uno schermo del cuore, appare in versione tridimensionale ma non reale una rosa, nonostante tutto ancora simbolo di amore. Si tratta dell’ultimo video dal titolo Tu sei di Gabry Ponte, uno dei dj o disk jockey di musica pop più famosi sulla scena internazionale e il rapper Danti, alias Daniele Lazzarin, video già cliccato più di dodici milioni di volte dal momento dell’arrivo in rete nel marzo scorso. È un inno all’amore, giovane e un po’ appassionato, le immagini incoraggiano davvero ad andare più in là di quanto si possa leggere e ascoltare in un primo momento.

I due protagonisti del videoclip della canzone «Tu sei» di Gabri Ponte e Danti

Gli elementi di riflessione ci sono tutti, per questo merita un poco di attenzione teologica. Riprendendo la celebre melodia di una vecchia canzone di Umberto Tozzi, Tu sei, Gabry Ponte e Danti reinterpretano niente meno che l’amore tra due giovani in un contesto postmoderno dove tutti i pensieri, i sentimenti prendono corpo solo ed esclusivamente passando attraverso il digitale. È un inno alla speranza, perché il tema dell’amore è sempre e più che mai presente nella nostra cultura. Ma qui c’è proprio di più, nonostante i limiti del testo che sembra estremamente semplice, al limite dello zuccherato. È quel ritornello ripetuto costantemente quasi fosse un mantra che richiede una considerazione teologica: «Tu mi fai vedere un mondo che non c’è». Certo, basta un minimo di conoscenza dell’amore umano per capire che tutto l’universo si colora di sfumature mai immaginate prima. Ma attenzione: tra video e parole c’è corrispondenza quasi perfetta. Quell’amore così semplice, quelle emozioni e quei pensieri producono le tre dimensioni di un pensiero digitale, dando loro corpo. Questo significa che l’amore “produce”, se non addirittura trasforma, la realtà e questo, per tutti coloro che hanno un poco di dimestichezza con la teologia, si deve riconoscere come opera della grazia. Una corrente teologica afferma infatti che la grazia è una nuova visione dell’universo, del mondo, che permette di esperirlo diversamente, di vederlo con gli occhi di Dio. Nella sua semplicità e molto probabilmente nell’inconsapevolezza teologica degli autori del testo, qui si afferma qualcosa di estremamente vitale. La grazia è sì nuova visione del mondo, ma questa visione non può essere realizzata se non dal movimento originato dall’amore. Bisogna amare e lasciarsi amare per maturare una nuova visione del mondo. E se questo è vero dell’amore umano, a più forte ragione lo è di quello di Dio. 

Il colpo di scena, nella prospettiva che andiamo suggerendo, sta proprio nel fatto che l’ultima scena del video mostra i due giovani che si scambiano un vero bacio, intenso come lo è la passione. Sembra proprio che gli autori vogliano dire che l’amore è l’unico elemento che, anche tra settant’anni, cioè nel 2087, renderà la realtà vera ed esistente senza lasciarla nell’immaginazione digitale, nel tridimensionale incorporeo. A chi volesse ribattere che qui è in gioco il desiderio recondito di “battezzare” o di “cristianizzare” quanto non si propone come tale, la risposta non potrebbe essere altra che quella della teologia: umano e divino sono tutt’altro che in contraddizione. Vi è un continuum che si chiama Cristo, che è il vero ponte tra il qui e ora e l’altrove futuro, forse vero modello dell’idea del digitale, presenza reale e sacramentale.

di Alberto Fabio Ambrosio

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23 marzo 2019

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