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A rilento in Libia
il processo politico

· Mentre preoccupa l’ascesa dell’Is nel Paese ·

«Seguiamo con preoccupazione la crescente influenza del cosiddetto Stato islamico (Is) in Libia, continuiamo a monitorare da vicino gli sviluppi sul territorio e siamo pronti a sostenere il Governo di accordo nazionale nel suo sforzo di stabilire la pace e la sicurezza per il popolo libico». 

Il segretario di Stato americano John Kerry (Afp)

È quanto si legge in uno dei passaggi della dichiarazione finale dei ministri degli Esteri del gruppo ristretto della coalizione contro l’Is, riunitisi ieri a Roma. Il vertice, copresieduto dal ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni, e dal segretario di Stato americano, John Kerry, ha riunito alla Farnesina 25 delegazioni di Stati e organizzazioni. «L’Italia è pronta ad ascoltare le richieste del nuovo Governo» libico, ha detto Gentiloni, ma occorre che il «processo politico» faccia il suo corso. Le difficoltà nella crisi libica non mancano: c’è il timore che l’Is voglia trasformare la Libia in una base del terrorismo. Lo ha affermato Brett McGurk, inviato speciale di Obama, per la coalizione internazionale anti-Is, il quale ha espresso preoccupazione per l’aumento dell’afflusso di foreign fighters in Libia, sottolineando che quanto sta accadendo nel Paese nordafricano è l’effetto dei risultati dei raid aerei contro i jihadisti in Siria e in Iraq.

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20 ottobre 2019

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