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Rilanciata l’ipotesi
di una tregua per Aleppo

· Respinta dall’esercito siriano una violenta offensiva dei ribelli per rompere l’assedio ·

Il Cremlino rilancia la possibilità di una tregua umanitaria ad Aleppo. Per il presidente russo, Vladimir Putin, è «necessario prolungare la tregua umanitaria». Egli inoltre «considera del tutto inopportuna» la ripresa dei raid aerei sulla seconda città siriana. 

Ribelli siriani durante una fase dei combattimenti ad Aleppo est (Reuters)

Mosca auspica una ripresa della tregua umanitaria dopo quella unilaterale durata da giovedì a sabato scorso che però non ha portato all’evacuazione di alcun ferito, ma solo di un numero ridotto di civili. Secondo quanto dichiarato dal generale Sergei Rudskoi, ufficiali russi hanno chiesto a Putin il permesso di riprendere a bombardare la città siriana perché «i jihadisti che si trovano nell’area continuano a lanciare attacchi». Peskov ha spiegato che per Putin «questa pausa umanitaria dev’essere utilizzata dai civili per lasciare la città e per permettere ai nostri partner americani di mantenere la promessa di separare la cosiddetta opposizione moderata dai gruppi terroristici». Il presunto coinvolgimento dei gruppi terroristici nelle operazioni dei ribelli è uno dei punti chiave del conflitto siriano. Di questo hanno discusso i tre ministri degli esteri riuniti a Mosca, sottolineando che «è arrivato il momento di dichiarare terrorista la cosiddetta opposizione moderata che non si distacca dai qaedisti» e riconoscerla «come un obiettivo legittimo», ha dichiarato il capo della diplomazia russa, Serghiei Lavrov. Da parte sua, il ministro degli esteri siriano, Walid Muallem, ha assicurato che Damasco è «pronta a ripristinare la tregua ad Aleppo, ma a patto che quelli che sono i protettori dei terroristi garantiscano che i civili potranno sfruttare la tregua per lasciare la città». Sul piano militare, i ribelli hanno attaccato ieri l’area dell’aeroporto militare di Nayrab, a sud-est di Aleppo, e diverse altre postazioni a sud-ovest. L’operazione ha comportato l’uso di tank e lanciarazzi; circa duemila gli uomini coinvolti. L’obiettivo era quello di rompere le linee governative e ricongiungersi con le formazioni dei ribelli ancora asserragliati nei quartieri orientali.

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