Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Riforme non rivoluzione

· L'editoriale ·

Non è necessaria una rivoluzione per dare alle donne il posto che meritano nella Chiesa, non è indispensabile concedere loro il sacerdozio, e neppure il tanto sospirato, ma al tempo stesso temuto, diaconato. Bastano infatti un po’ di coraggio e la capacità profetica di guardare al futuro con occhi positivi, accettando cambiamenti che spesso sono già iscritti nell’ordine delle cose. In questo numero di «donne chiesa mondo» proviamo a proporre cambiamenti che potrebbero essere realizzati fin d’ora, senza toccare dogmi né codici di diritto canonico. Seguendo anche i suggerimenti tracciati al sinodo sui giovani dal cardinale Marx.

Umberto Boccioni «La città che sale» (1910-1911, particolare)

Il codice di diritto canonico del 1983 apre ai laici — e quindi alle donne — molte possibilità di partecipazione istituzionale, anche se certo poi, alla prova dei fatti, bisogna vincere le resistenze di chi, senza una ragione né un appoggio giuridico, cerca di escluderle dai ruoli più importanti. In questo caso, come in molti altri, gli impedimenti sono solo nel rifiuto di molti di rendere reale una parità altrimenti in teoria riconosciuta e accettata, ma mai concretamente messa in opera.

Certo un ostacolo non piccolo alla pratica di questa parità sta nella disparità di preparazione culturale delle religiose rispetto a quella riservata a religiosi e sacerdoti. Chi lo direbbe oggi che all’inizio del Novecento le religiose sono state fra le prime donne a laurearsi nelle università di stato, per insegnare nelle loro scuole, le prime ad aprire corsi per infermiere e scuole magistrali per le ragazze? Da avanguardie le religiose sono diventate il fanalino di coda.

Le donne — e in particolare le religiose — possono già essere invitate a partecipare a molti organismi, compreso il Consiglio di cardinali istituito da Francesco un mese esatto dopo la sua elezione, o a parlare nelle congregazioni che precedono il conclave.

Le organizzazioni di religiose già esistenti, che eleggono le loro rappresentanti, possono diventare valide interlocutrici delle istituzioni ecclesiastiche, venire consultate al momento delle decisioni e ascoltate nelle loro esperienze. È preferibile che la presenza femminile nella Chiesa sia quella espressa liberamente dalle associazioni, invece della pratica ora in vigore di scegliere singole figure femminili da parte della gerarchia. Si eviterebbe così un rapporto paternalistico nei confronti delle religiose e una selezione che rischia di premiare non le più competenti ma le più obbedienti. (lucetta scaraffia)

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

09 dicembre 2019

NOTIZIE CORRELATE