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Per riflettere
sull’orrore della schiavitù

· Iniziative delle comunità protestanti a 400 anni dall’arrivo dei primi africani in Nord America ·

In un’illustrazione dell’epoca vendita di schiavi africani in Virginia nel 1619

Quattro secoli dopo l’arrivo di una cinquantina di persone dall’Angola a Jamestown, in Virginia — i primi africani appositamente costretti ad abbandonare le loro comunità e spediti come forza di lavoro in quelle che erano ancora colonie inglesi — gli Stati Uniti commemorano quest’anno l’inizio della schiavitù nel paese. In particolare si è conclusa il 20 agosto l’iniziativa “Quaranta giorni di preghiera per la liberazione dei discendenti americani della schiavitù”, organizzata da diverse Chiese battiste, basandosi sul libro omonimo pubblicato per l’occasione dal Simmons College of Kentucky, la più vecchia università afroamericana, fondata nel 1879 da schiavi africani liberati. Oltre alle preghiere e riflessioni quotidiane, il volume contiene alcune testimonianze di ex schiavi e una raccolta di fatti storici sull’oppressione vissuta dalle persone di colore negli Stati Uniti dal 1619 in poi. Le Chiese hanno lanciato altresì per i prossimi tre anni il “Progetto Angela”, dal nome della prima schiava africana giunta in Virginia, per non dimenticare le vittime della schiavitù.

Altre cerimonie sono previste per ricordare questo momento cupo della storia degli Stati Uniti. Il Congresso ha creato una commissione ad hoc allo scopo di organizzare le manifestazioni e i momenti di raccoglimento collettivo. Inoltre, tra le risorse proposte dalla Chiesa metodista unita per aiutare i cristiani a riflettere sull’argomento, si può rilevare la guida pubblicata dall’organizzazione ecumenica Bread for the world, dal titolo «Lament and Hope». 

di Charles de Pechpeyrou

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17 settembre 2019

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