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Riflessioni sul valore del cibo

· In vista di un simposio alla Pontificia Accademia delle scienze ·

È urgente un intervento sul cibo e una profonda riflessione sul suo rapporto con l’umanità. A distanza di pochi anni dalla catastrofe alimentare del 2011, la Fao rilancia in questi giorni l’allarme sul Corno d’Africa: decine di milioni di esseri umani di quell’area potranno essere privati, nei prossimi mesi, delle risorse alimentari minime per la sussistenza. L’Igad, l’autority intergovernativa per lo sviluppo, sta lanciando proprio in questi giorni un piano per la resilienza ai disastri con l’adattamento ai cambiamenti climatici e la gestione dei rischi.

La ricerca scientifica aveva previsto il ritorno di siccità e inondazioni con cicli di cinque-sette anni e con ancora più gravi conseguenze che in passato. Puntualmente rispetto alle previsioni, tra dicembre e gennaio, l’oceano pacifico centro meridionale ha registrato un innalzamento della temperatura fuori dal normale, con riflessi drammatici sul clima. Secondo gli esperti gli effetti iniziano già a colpire drammaticamente i paesi poveri. In Gibuti, Eritrea, Etiopia, Kenya, Sudan, Uganda le precipitazioni si sono già ridotte del 25 per cento e grandi masse iniziano a spostarsi da quei paesi. Non sono certo i soli. Nel «Global Risks Report» 2017, settecentocinquanta esperti hanno individuato i maggiori rischi nella disparità e nei cambiamenti climatici. Per gli ultimi i rischi sono già una realtà di costante instabilità. Cibo ed essere umano vivono una sorte comune. Anche per il cibo, il principale problema è il suo valore, in termini sostanziali e morali. Un cibo spazzatura provoca gravi problemi alla salute e non apporta gli elementi essenziali alla nutrizione. C’è di peggio: un cibo svilito finisce per essere inquinato, sprecato in larga quantità, sottratto a chi ne ha bisogno, o mangiato in eccesso. Spesso è trasformato in merce per l’economia finanziaria.

di Carlo Triarico

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12 novembre 2019

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