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​Riesplodono le violenze
a Tripoli

· La Settima Brigata occupa l’aeroporto internazionale ·

Milizie nella zona  dell’aeroporto a Tripoli

La crisi libica sembra non avere fine. La Settima Brigata di Tarhuna si è ritirata questa mattina dall’aeroporto internazionale di Tripoli, a sud della capitale libica, che aveva occupato ieri sera. Lo riportano fonti vicine alla Brigata citate dal sito di Al Marsad, spiegando che la situazione è tornata alla calma dopo i pesanti scontri avvenuti nella notte con gli uomini di Abu Salim, le forze di sicurezza che fanno capo al ministero degli Interni del governo di Al Sarraj, riconosciuto dall'Onu. Negli scontri non si sono registrati vittime, né danni materiali. Tuttavia, la tensione nel paese resta altissima. È questo solo l'ultimo capitolo di una escalation innescatasi dopo la conferenza di Palermo. Ieri il parlamento di Tobruk, sostenuto dal generale Khalifa Haftar, ha criticato i risultati del vertice. In una nota diffusa in internet il parlamento si è detto «sorpreso» per l’accoglienza positiva del piano annunciato dall’inviato Onu per la Libia, Ghassan Salamé, al Consiglio di Sicurezza, che considerano «contrario all’accordo politico di Skhirat» siglato nel 2015. «Il blocco della Cirenaica — si legge nel secondo punto della nota — condanna l’accordo sul mantenimento del consiglio presidenziale [il governo di Al Sarraj] nelle sue funzioni nonostante manchi di legittimità e di costituzionalità». Una reazione, questa, prevedibile dopo il comportamento tenuto da Haftar al vertice di Palermo. Il generale aveva partecipato soltanto a un summit ristretto martedì mattina con i rappresentanti di alcuni paesi, disertando il resto del vertice. Intanto, questa mattina, in un'intervista al «Corriere della sera» Al Sarraj ha detto che con Haftar «possiamo trovare un compromesso» soprattutto sulla questione cruciale del comando centrale dell’esercito libico.

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25 agosto 2019

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