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Riesplode il focolaio
centrafricano

· Scontri in tutto il paese ·

Si riaccendono focolai di violenza nelle zone della Repubblica Centrafricana ancora sotto il controllo di diversi gruppi armati.

Membri della milizia ex Seleka  a Bangui

Da una settimana la città sud-orientale di Mboki è controllata da ribelli dell’ex Seleka sotto la guida di Ali Darassa. Combattimenti — secondo fonti della stampa locale — sono stati registrati anche nell’ovest, dove le forze di sicurezza hanno colpito e neutralizzato un importante capo della milizia degli anti-balaka (a maggioranza cristiana, nati in funzione di autodifesa durante la guerra civile) e alcuni suoi elementi entrati in azione nella località di Beloko. Kabo, città del nord, è stata invasa da uomini armati, presunti mercenari giunti dai vicini Ciad e Sudan. Ma la minaccia più pesante arriva da Birao, nell’estremo nord del paese, dove ha sede il quartier generale di Noureddine Adam, capo del Fronte popolare per la rinascita del Centrafrica (Fprc), costituito da uomini fuoriusciti dall’ex Seleka. A metà dicembre, violenti scontri si erano verificati a Ndassima. Nella zona, in particolare, sono in lotta tra loro due coalizioni rivali del Fprc. Da anni nella Repubblica Centrafricana si vive tra conflitti e instabilità nel completo silenzio della stampa internazionale. È uno dei paesi più poveri del mondo: due milioni di persone sopravvivono grazie agli aiuti umanitari e un milione di centrafricani sono fuggiti in Camerun, nella Repubblica Democratica del Congo e in Ciad. Diverse milizie sono in guerra tra loro e si contendono la terra e le risorse del paese, come l’oro e i diamanti. Migliaia di civili sono fuggiti verso la Repubblica Democratica del Congo.

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15 settembre 2019

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