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Riemerge il traghetto Sewol

· Nella tragedia morirono 304 sudcoreani per la maggior parte studenti ·

Poco prima che il Papa visitasse la Corea del Sud, ormai tre anni fa, ci furono vari incidenti sulle linee ferroviarie coreane ma soprattutto la grande tragedia del traghetto Sewol che aveva persino indotto molti coreani a pensare che la Corea avrebbe imboccato una sorta di ciclo negativo. Molti giornali al tempo auspicavano che il Papa potesse portare un vento nuovo, non solo in termini strettamente evangelici, ma una generale speranza che la presenza di questo Papa potesse aprire un nuovo ciclo per la Corea, questa volta positivo.

l recupero del traghetto Sewol (Reuters)

Il Papa in quell’occasione, a Daejon, aveva pregato di fronte a migliaia di fedeli, e aveva incontrato i familiari delle vittime del naufragio del traghetto. Dopo tre anni si può dire che la Corea stia cambiando passo. Il momento è arrivato per far luce su molte questioni, e non solo quella politica, visto che la prima presidente donna è stata rimossa dalla corte costituzionale e ora la Corea si avvia a nuove elezioni tra meno di due mesi. C’era un’altra questione aperta, proprio quella legata al traghetto Sewol, che era rimasto sul fondo del mare con ancora tante incognite. Il traghetto Sewol trasportava 476 persone a bordo, per lo più studenti in gita scolastica. Soltanto 172 passeggeri sono stati tratti in salvo, nove corpi rimanevano ancora sul fondo.

Dopo quasi tre anni il traghetto Sewol è di nuovo fuori dalle acque. La nave è stata infatti sollevata dal fondo mercoledì 22 marzo. Questo giorno per le famiglie delle vittime, ma anche per molti cittadini comuni, potrebbe segnare l’inizio di una nuova fase, tanto attesa, dopo anni di aspre contese sulle possibili cause della tragedia: un paese che si vanta della più sofisticata tecnologia al mondo ma che non è riuscito a salvare più di 300 passeggeri da una nave che affondava lentamente in pieno giorno. Già la scorsa settimana gli ultimi preparativi per sollevare il relitto della nave affondata erano in pieno svolgimento. Ma poi il programma è stato cambiato a causa delle condizioni atmosferiche. Nessuno si aspettava che per tirare fuori quel relitto si sarebbe dovuto attendere così a lungo. Per sollevare il traghetto, che si trovava a 40 metri sotto la superficie dell’acqua, sono state installate delle travi di acciaio sotto il relitto, un’operazione che ha preso molto più tempo di quello che si pensava, soprattutto per la particolare natura del fondale in quella zona, che non è né terra, né sabbia, ma una miscela di rocce poco stabile. I sommozzatori sono dovuti andare sott’acqua per controllare le condizioni del terreno prima di mettere all’opera le macchine per la perforazione e l’aggiustamento dei cavi: questa operazione centrale è durata un tempo lunghissimo.

Il governo aveva annunciato il piano di salvataggio già nel 2015 e da allora almeno 200 uomini hanno vissuto quasi senza sosta su una chiatta galleggiante nelle acque nei pressi del relitto.

Un gruppo di 60 subacquei, tecnici e ingegneri ha lavorato 24 ore su 24, sette giorni la settimana, alternandosi in tre turni, perché viviamo in un’epoca un po’ paradossale, dove basta un semplice e piccolo strumento per calcolare la posizione esatta di qualunque oggetto nel globo, dove riusciamo a mandare sonde nello spazio, ma non riusciamo con l’attuale tecnologia a prevedere se il mare in un dato giorno sarà mosso o meno, in più quelle acque sono note per le forti correnti durante tutto l’anno. Per terminare l’operazione i sommozzatori sono stati dotati di tute di riscaldamento collegate a un serbatoio di acqua calda. È stata una società cinese, la Shangai Salvage, a realizzare il sollevamento del relitto, ed è stata anche l’unica azienda che aveva suggerito un metodo innovativo per sollevare la Sewol, utilizzando due piattaforme di sollevamento con un metodo chiamato "lifting tandem". Difatti il sollevamento di una nave di queste dimensioni non era mai stato tentato prima. È stato fondamentale, affinché l’operazione potesse andare a buon fine, il calcolo preciso del centro di gravità del relitto, per capire quanto peso ogni singolo cavo poteva sopportare. Durante l’intero processo è stato proprio il mantenimento dell’equilibrio dell’imbarcazione la chiave per sollevare la nave. Il traghetto, inizialmente di un peso di seimila tonnellate era arrivato a pesare circa 16.250 tonnellate, a causa di acqua, pietre e sabbia all’interno del suo scafo. Ma il sollevamento della Sewol è solo la prima parte di un’operazione molto più ampia: tramite una nave semi-sommergibile il traghetto verrà portato nel porto di Mokpo, a circa 87 chilometri di distanza, e nel caso i nove corpi mancanti non si trovino all’interno della nave il resto dei subacquei continuerà a cercare sott’acqua. Solo a quel punto per le famiglie delle vittime potrà cominciare l’operazione più importante: portare finalmente chiarezza sulle cause dell’affondamento della Sewol, un processo che molti stimano potrà durare mesi.

da Seoul Cristian Martini Grimaldi

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