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Ricreare il ponte
fra donne e Chiesa

· Un libro di Giulia Galeotti e Lucetta Scaraffia ·

Tornare indietro per andare avanti. Rivisitare il passato per cogliere i segni del presente. Questa la modalità attraverso cui Lucetta Scaraffia e Giulia Galeotti (di nuovo insieme dopo “Papa Francesco e le donne”), con coraggio e passione, affrontano in un libro-intervista la questione femminile vista dall’interno dell’istituzione ecclesiastica. “La Chiesa delle donne” (Roma, Città Nuova Editrice, 2015, pagine 114, euro 12) esordisce con un flash sull’Eremo di Camaldoli e le parole del priore generale Alessandro Barban: «C’è un discorso spirituale e teologico femminile che va ascoltato». 

John Roddam Spencer Stanhope, «Why seek ye the living among the dead?» (1870-1890)

È quanto le autrici da tempo non si stancano di ripetere. Se la voce delle donne all’interno della Chiesa non viene ascoltata, è una perdita per l’intera umanità. Non si va verso la pienezza umana annunciata dal Vangelo se la realtà femminile continua a essere soffocata. Dunque «il clero ha bisogno delle donne per costruire la Chiesa», afferma Scaraffia. Del resto, l’emancipazione femminile, che ha scosso il mondo occidentale, costituisce solo il culmine di un passaggio epocale, maturato nelle profondità dell’anima di tante generazioni di donne, in quanto «il messaggio cristiano ha promosso la donna da duemila anni, sulla base del suo testo fondativo, i Vangeli, che sono il documento più rivoluzionario e femminista del mondo». In effetti, il femminismo si è affermato in paesi di matrice cristiana e fa molta fatica a penetrare in altre culture.

Ma se fin dalle origini, il cristianesimo ha introdotto nella realtà sociale dove si è affermato «un’eguale dignità spirituale per donne e uomini», al suo interno «la Chiesa come istituzione ha fatto di tutto per ridimensionare quella vitale e significativa vicinanza di Gesù con le donne». Le donne sono «numericamente la parte preponderante della Chiesa, eppure non contano nulla». A parte casi eccezionali di grandi sante che hanno saputo tener testa a vescovi, cardinali e papi con quell’unica arma che è l’«autorevolezza che viene da Dio».

La Chiesa, che si è sempre definita madre, non può continuare a rimanere sorda alla voce delle donne, non può rinunciare ad essere parte attiva di questo importantissimo processo in atto.

di Antonella Lumini

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08 dicembre 2019

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