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Per ricostruire speranze

Quello della riconciliazione è un tema che affonda le sue radici nel nostro recente passato, nei genocidi e negli stermini di massa del Novecento, ma anche nel nostro presente non meno angosciato e bisognoso di riannodare legami e ricostruire speranze. 

«Improvisation 6» Wassily Kandinsky

Sulla riconciliazione, che è qualcosa di più della pacificazione, essendone la rielaborazione a un livello più alto, e comprende memoria e giustizia, molto si è lavorato e ancora si sta lavorando, a tutti i livelli: a Yad Vashem come in Ruanda, in Irlanda come nel conflitto israelo-palestinese. È un tema, inoltre, che coinvolge direttamente le donne. La riconciliazione è infatti un aspetto della cura, una delle funzioni materne più importanti e significative. Creare la pace, il perdono, consentire la speranza nel futuro.

In questo numero affrontiamo alcuni momenti di riconciliazione: il progetto «per la riconciliazione, la restaurazione e la guarigione» creato in Irlanda da una donna, il ministro presbiteriano Patterson, quello per la riconciliazione e l’educazione in Ruanda, animato da un’altra donna, la sopravvissuta tutsi Yolande Mukagasana, una laica, e infine la creazione di rapporti di affetto e di fiducia fra le diverse religioni vista attraverso l’esperienza di una scuola di suore salesiane a Gerusalemme, in gran parte frequentata da bambini musulmani.

Intorno a questi esempi, in cui abbiamo tentato di cogliere aspetti diversi di un possibile modello di riconciliazione, ci sono infiniti altri casi, del passato come del presente, a cui i nostri testi si limitano ad alludere. E in tutti le donne hanno avuto e hanno un ruolo determinante. Ne possiamo trarre una lezione importante: la rinuncia all’odio è fondamentale, ma deve essere accompagnata dalla richiesta di giustizia, di riconoscimento, dall’educazione e dalla conoscenza, e infine dall’amore, per divenire collettiva e toccare il cuore dei popoli e non solo quello degli individui. (anna foa)

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11 dicembre 2019

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