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Ricordo del gesuita
Pierre-Jean Labarrière

Era tra i massimi studiosi di Hegel degli ultimi decenni Pierre-Jean Labarrière, il filosofo e gesuita francese morto il 12 luglio a Parigi. Aveva 86 anni. Nato nel 1931 ed entrato diciottenne nella Compagnia di Gesù, fu ordinato sacerdote nel 1963. Dopo aver conseguito il dottorato di filosofia alla Pontificia università gregoriana di Roma, Labarrière ha insegnato al Centre Sèvres, università gesuita di Parigi, e all’Institut catholique, sempre nella capitale francese. 

Dedicatosi allo studio di Hegel e della mistica medievale, ha contribuito attivamente alla riscoperta di Meister Eckhart in Francia e alla promozione del pensiero di Giovanni della Croce e Teresa d’Ávila. In collaborazione con la filosofa Gwendoline Jarczyk, Labarrière ha anche proposto nuove traduzioni in francese e commenti delle opere di Hegel, tra cui Fenomenologia dello spirito, editi da Gallimard. Accanto alle opere erudite, Labarrière ha scritto saggi più personali — come Dieu aujourd’hui (1977), Le Discours de l’Altérité (1983), Les Visages de Dieu (1986) — e raccolte di poesie (Le Feu sur la pierre , 1977; Odes à la nuit, 1984). Tra i suoi scritti tradotti in italiano spicca Logica, fondamento dell’etica. Autofondazione e relazione (Effatà, 2009). Nonostante la molteplicità di approcci accademici e letterari, la produzione di Labarrière è contrassegnata da una profonda unità: la questione della vocazione dell’uomo di fronte all’amore di Dio è infatti sottesa a tutte le sue opere, così come la ricerca della verità all’interno della Chiesa. «Cosa significa il fatto che Cristo, Figlio di Dio — si chiedeva nell’articolo Place et fonction de la “recherche” dans l’Église, uscito nel febbraio 1980 sulla rivista «Études» — ci abbia aperto le porte della vita svegliando se stesso a questa Vita? Questa è la domanda fondatrice che pone la Chiesa di tutti i tempi in costante ricerca; che di conseguenza fa sì che non possediamo la verità, ma che siamo, nella lunghezza dei giorni, in cerca di questa verità, essendo stati prima colti da essa».

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