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Riconoscenti
a chi ci ha dato la vita

· ​All’udienza generale il Papa ricorda il dovere di onorare i genitori ·

Aljo Pingol, «Famiglia»

« Se tu ti sei allontanato dai tuoi genitori, fa’ uno sforzo e torna, torna da loro; forse sono vecchi... Ti hanno dato la vita». È l’insegnamento concreto che Papa Francesco ha tratto nella mattina di mercoledì 19 settembre dal quarto comandamento — «Onora tuo padre e tua madre» — proseguendo in piazza San Pietro le udienze generali sul Decalogo.

Il Pontefice ha preso spunto dal brano della lettera agli Efesini (6, 1-4) in cui san Paolo esorta a obbedire ai genitori nel Signore — «perché questo è giusto» ma anche «perché tu sia felice e goda di una lunga vita sulla terra» — facendo notare che «la Quarta Parola ha una sua caratteristica: contiene un esito»; infatti onorare il padre e la madre «porta a una lunga vita felice». Al punto che «la parola “felicità” nel Decalogo compare solo legata alla relazione con i genitori». Di conseguenza occorre «riconoscere la loro importanza anche con atti concreti, che esprimono dedizione, affetto e cura». E tra quelli suggeriti dal Pontefice, c’è dunque il riconciliarsi con loro «con libertà di figli adulti e con misericordiosa accoglienza dei loro limiti»; ma anche il non insultare i papà e le mamme degli altri. «C’è l’abitudine — ha chiarito con un’aggiunta al testo preparato — di dire cose brutte, anche parolacce», ma «per favore, mai, mai, mai insultare i genitori altrui». Con la proposta di prendere subito «questa decisione interiore: da oggi in poi mai insulterò la mamma o il papà di qualcuno. Gli hanno dato la vita! Non devono essere insultati».

Un altro aspetto approfondito dal Pontefice riguarda la validità del comandamento indipendentemente dalle qualità umane dei genitori; esso infatti «non parla» della loro «bontà» né «richiede che siano perfetti». Al contrario, ha spiegato, «parla di un atto dei figli, a prescindere dai meriti dei genitori, e dice una cosa straordinaria e liberante: anche se non tutti i genitori sono buoni e non tutte le infanzie sono serene, tutti i figli possono essere felici, perché il raggiungimento di una vita piena e felice dipende dalla giusta riconoscenza verso chi ci ha messo al mondo». Ecco allora «quanto questa parola può essere costruttiva per tanti giovani che vengono da storie di dolore» o «hanno patito nella giovinezza». Perché, ha concluso, «l’impronta dell’infanzia segna tutta la vita come un inchiostro indelebile, anche se alcuni tentano di nascondere le ferite delle proprie origini».

Al termine della catechesi, salutando i vari gruppi di fedeli, il Pontefice ha annunciato la beatificazione, sabato 22 settembre in Romania, di Veronica Antal, fedele laica uccisa “in odium fidei” nel 1958. «Rendiamo grazie a Dio — ha detto — per questa donna coraggiosa che, donando la propria vita, testimoniò il vero amore per Dio e per i fratelli».

L’udienza generale

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24 luglio 2019

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