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Ricompare al-Baghdadi
con le sue minacce

· ​Diffuso un video di diciotto minuti ·

Al-Baghdadi in un fotogramma del video (Ap)

Cinque anni dopo il famigerato sermone nella Grande Moschea di Mosul, quando proclamò la nascita del sedicente Stato islamico (Is), Abu Bakr al-Baghdadi compare in un nuovo video pubblicato da uno degli organi di propaganda della stessa organizzazione estremista. In un filmato di diciotto minuti, il leader dell’Is compare seduto sul pavimento a gambe incrociate con un kalashnikov al suo fianco, in una stanza dalle pareti bianche asettica e i tappeti colorati a terra, assieme ad altri tre uomini i cui volti sono stati sfocati. Con loro parla di un tema classico della narrazione jihadista, la «guerra ai crociati», ma anche di argomenti di attualità a dimostrazione, oltre alla data sovrimpressa sulle immagini iniziali (inizi di aprile), che il video è recente. Cita la battaglia tra forze curde e jihadisti a Baghuz, l’ultima roccaforte dell’Is in Siria, combattuta a fine marzo, e soprattutto gli attentati di Pasqua nello Sri Lanka. Quindi la sferzata finale: al-Baghdadi annuncia «vendetta» per i militanti che sono stati uccisi e arrestati. Cita «92 operazioni» già condotte in «otto paesi» come rappresaglia «per i nostri fratelli». Compresa quella nello Sri Lanka. Ed elogia gli attacchi perpetrati «contro le forze francesi e i loro alleati» in Burkina Faso e Mali. Va specificato che la parte nella quale al-Baghdadi plaude ai terroristi cingalesi è solo un audio sovrapposto alle immagini e quindi potrebbe essere stata aggiunta dopo gli attacchi. Il video è comunque un segno inquietante che il capo dell’Is è tutt’altro che sparito. Men che meno morto, nonostante le notizie del suo decesso siano state più che frequenti negli ultimi anni. L’ultima lo scorso luglio, smentita un mese dopo da un audio di ben 54 minuti rivolto ai mujaheddin (combattenti islamici) e intitolato «Buone notizie per i pazienti».

Si trattava del primo audio dal settembre del 2017 nel quale il Califfo incitava i suoi seguaci a continuare nel jihad sostenendo che la vittoria per i credenti non si misura sul campo né sulla potenza delle armi. Lo scorso marzo i servizi segreti iracheni avevano affermato che il capo dell’Is fosse nascosto nel deserto lungo il confine tra Siria e Iraq e che usasse i tunnel per muoversi. 

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