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Richard Holbrooke a Islamabad

L'inviato speciale statunitense per l'Afghanistan e il Pakistan, Richard Holbrooke, è giunto oggi a Islamabad per una visita di due giorni, durante la quale esaminerà con le massime autorità del Paese la congiuntura politico-militare nella regione. La missione di Holbrooke cade in un momento particolarmente delicato: gli sforzi diplomatici diretti a favorire un clima più mite nel territorio si trovano a fare i conti con l'incessante azione della guerriglia. E il clima, da questo punto di vista, è torrido, segnato da attacchi suicidi e imboscate. A farne le spese, non solo le forze militari, ma anche civili innocenti. Stamane, intanto, un nuovo raid compiuto da un drone statunitense, nel nordovest del Pakistan, ha provocato undici morti.

Che l'Afpak sia una zona nevralgica nella lotta contro il terrorismo non è certo una novità. Recentemente lo stesso presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha insistito su questo punto, sottolineando che la sicurezza in America dipende anche da quanto succede in Afghanistan e in Pakistan.

Le autorità pakistane, negli ultimi tempi, hanno ribadito più volte la volontà di intensificare l'impegno nella lotta contro la guerriglia e la sua azione destabilizzante. Del resto la comunità internazionale, in passato, aveva ripetutamente sollecitato Islamabad a fare di più per cercare di estirpare dal proprio territorio la presenza talebana. Ed è per fare il punto proprio su questi sforzi che Holbrooke è giunto a Islamabad, con la speranza di ottenere nuove rassicurazioni circa l'impegno delle forze locali a combattere il terrorismo.

L'attenzione dell'inviato speciale statunitense, ovviamente, non è concentrata solo sul Pakistan, ma anche sull'Afghanistan dove le violenze non danno tregua. Oggi si è appreso che cinque membri di una milizia sostenuta dal Governo di Kabul sono morti in scontri con i talebani nella provincia settentrionale di Kunduz.

Intanto il presidente afghano, Hamid Karzai, in visita ufficiale in Giappone, ha invitato le compagnie nipponiche a esplorare le risorse minerarie del suo Paese, alla luce dello studio geologico statunitense secondo cui il sottosuolo afghano avrebbe un patrimonio minerario dal valore potenziale tra i mille e i tremila miliardi di dollari.

Karzai, durante un incontro del Japan Institute of International Affairs, ha affermato che l'Afghanistan potrebbe diventare presto «un centro industriale per le risorse minerarie» e che il Giappone «è benvenuto a partecipare alle esplorazioni» per individuare, per esempio, il prezioso litio, componente chiave per diverse aziende nipponiche impegnate nella produzione di batterie agli ioni di litio. Il presidente afghano ha espresso tuttavia anche le proprie preoccupazioni in merito alla potenziale «caccia all'oro» indiscriminata, sottolineando la necessità  di  favorire  i  soggetti  più  vicini all'Afghanisttan, soprattutto in termini di supporto umanitario ed economico.

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22 settembre 2019

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