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Ricevere per dare

· All’udienza generale il Papa ricorda che lo Spirito inserisce nella vita della Chiesa ·

«Il dono dello Spirito Santo fa maturare nei cresimati» frutti che li portano «a diventare, a loro volta, un dono per gli altri». Lo ha sottolineato il Papa proseguendo le catechesi sulla cresima all’udienza generale di mercoledì 6 giugno, in piazza San Pietro.

Filippo Rossi, «Il coraggio dello Spirito»

La riflessione del Pontefice si è articolata proprio a partire dalla dimensione del dono. «Le grazie di Dio», ha ricordato in proposito, non si ricevono per tenerle dentro di sé, «come se l’anima fosse un magazzino», ma «per darle agli altri». Ed è «proprio dello Spirito Santo decentrarci dal nostro io per aprirci al “noi” della comunità».

La confermazione, dunque, unisce ancora «più fortemente» tutti battezzati «come membra vive al corpo mistico della Chiesa». Nella quale, ha precisato Francesco, non ci sono dei «padroni» — il Papa, i vescovi, i preti» — e poi «gli altri»: tutti formano la Chiesa e «tutti abbiamo la responsabilità di santificarci l’un l’altro, di avere cura degli altri».

«Dobbiamo pensare alla Chiesa come a un organismo vivo, composto di persone che conosciamo e con cui camminiamo, e non come a una realtà astratta e lontana» ha ribadito il Papa. E ha sottolineato che «la confermazione vincola alla Chiesa universale sparsa su tutta la terra, coinvolgendo attivamente i cresimati nella vita della Chiesa particolare a cui essi appartengono, con a capo il vescovo».

Questa «incorporazione ecclesiale» è rappresentata in modo eloquente dal segno di pace che conclude il rito della crismazione. «Noi nella cresima — ha spiegato il Pontefice — riceviamo lo Spirito Santo e la pace: quella pace che dobbiamo dare agli altri». E ciò «significa armonia, significa carità fra noi, significa pace». Perciò è necessario evitare di dare spazio alle chiacchiere all’interno della comunità. «Se noi abbiamo ricevuto il segno della pace con la forza dello Spirito Santo, dobbiamo essere uomini e donne di pace, e non distruggere, con la lingua, la pace che ha fatto lo Spirito» ha ammonito Francesco, ricordando che «il chiacchiericcio non è un’opera dello Spirito Santo, non è un’opera dell’unità della Chiesa», perché «distrugge quello che fa Dio». Da qui l’invito rivolto ai fedeli: smettiamola di chiacchierare!».

In conclusione il Papa ha ripetuto che «nessuno riceve la confermazione solo per sé stesso, ma per cooperare alla crescita spirituale degli altri». E ha esortato i cresimati «a non “ingabbiare” lo Spirito Santo, a non opporre resistenza al vento che soffia per spingerli a camminare in libertà, a non soffocare il fuoco ardente della carità che porta a consumare la vita per Dio e per i fratelli».

L’udienza generale

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16 novembre 2019

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