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Ricchezza
per l’umanità

· All’udienza generale il Papa parla dei bambini ·

I bambini sono «una ricchezza per l’umanità e anche per la Chiesa», perché «ci richiamano costantemente alla condizione necessaria per entrare nel Regno di Dio: quella di non considerarci autosufficienti, ma bisognosi di aiuto, di amore, di perdono». Lo ha sottolineato Papa Francesco all’udienza generale di mercoledì mattina, 18 marzo.

Emil Nolde, «Gesù e bambini» (1910)

Proseguendo con i fedeli presenti in piazza San Pietro le riflessioni dedicate alle diverse figure legate alla vita familiare, il Pontefice si è soffermato a parlare dei figli. Li ha definiti «un grande dono per l’umanità», ma anche «i grandi esclusi, perché neppure li lasciano nascere». Secondo Francesco, è proprio «da come sono trattati i bambini» che si può giudicare una società: «non solo moralmente», ha spiegato, ma «anche sociologicamente, se è una società libera o una società schiava di interessi internazionali». E «quando vediamo — ha scandito — che il livello di nascita di una società arriva appena all’uno percento, possiamo dire che questa società è triste, è grigia perché è rimasta senza bambini».

Dai piccoli il Papa ha invitato a imparare alcuni atteggiamenti. In particolare, ha sottolineato, essi «ci ricordano che siamo sempre figli», perché «la vita non ce la siamo data noi ma l’abbiamo ricevuta»: dunque non siamo «i padroni della nostra esistenza», perché in ogni età restiamo sempre «radicalmente dipendenti». Inoltre ci insegnano a vedere la realtà con «uno sguardo fiducioso e puro», non «inquinato dalla malizia» o dall’ambiguità. «I bambini — ha ricordato — dicono quello che vedono, non sono persone doppie, non hanno ancora imparato quella scienza della doppiezza che noi adulti purtroppo abbiamo imparato».

Nella loro semplicità essi racchiudono ancora «la capacità di ricevere e dare tenerezza». Ma soprattutto «possono insegnarci di nuovo a sorridere e a piangere»: due gesti — ha rimarcato il Papa — che «in noi grandi spesso si bloccano». Troppe volte, infatti, «il nostro sorriso diventa un sorriso di cartone, una cosa senza vita, un sorriso che non è vivace, anche un sorriso artificiale, di pagliaccio». I bambini invece «sorridono spontaneamente e piangono spontaneamente». E questo, ha assicurato il Pontefice, «dipende sempre dal cuore».

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