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Revocato in Turchia
lo stato di emergenza

· ​A due anni dal fallito colpo di stato e oltre 160.000 arresti ·

Dopo due anni e più di 160.000 arresti, si è concluso ieri in Turchia lo stato d’emergenza decretato dopo il fallito colpo di stato del luglio 2016. La revoca del provvedimento è stata annunciata dal presidente Recep Tayyip Erdoğan, che si appresta a introdurre nuove severissime norme per «continuare la lotta al terrorismo». Durante la campagna elettorale per le presidenziali, Erdoğan aveva garantito che, se rieletto, avrebbe tolto le misure straordinarie. 

Ma il governo di Ankara, già forte dei nuovi vasti poteri del presidenzialismo, promette di non cambiare la ricetta per «eliminare fino all’ultimo terrorista». Già nelle prossime ore, infatti, in Parlamento — dove il partito Akp di Erdoğan ha la maggioranza assoluta — è atteso il via libera a un pacchetto che renderà ancora più dura una normativa antiterrorismo, più volte giudicata dall’Ue non in linea con i suoi standard sullo stato di diritto. La proposta rafforza i poteri di prefetture e polizia, limitando tra l’altro le libertà di manifestazione, riunione e movimento per i prossimi tre anni. Per l’opposizione, «è un modo per rendere lo stato d’emergenza permanente». Secondo il testo, la durata del fermo di polizia per accuse di terrorismo, minaccia all’integrità dello stato e crimine organizzato potrà essere estesa fino a 12 giorni. Un’altra norma, molto contestata, autorizza i prefetti a imporre un coprifuoco nelle province di loro competenza per 15 giorni, impedendo ai cittadini di entrarvi o uscirvi in caso di minacce all’ordine pubblico e limitando le manifestazioni. Sono destinate a proseguire anche le maxi retate, che secondo l’Onu sono già costate il posto di lavoro a più di 150.000 dipendenti statali, sospettati di sostenere la presunta rete golpista di Fethullah Gülen o il Pkk curdo. La scure non risparmierà istituzioni pubbliche e aziende private, che potranno essere ancora commissariate.

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19 settembre 2019

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