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Rettitudine morale per civilizzare l’economia

· Il cardinale Tarcisio Bertone all’incontro sul lavoro organizzato dalle Acli ·

C’è bisogno di una forte rettitudine morale per realizzare la «civilizzazione dell’economia» da contrapporre all’altrettanto forte «tendenza speculativa». Ciò anche in considerazione del fatto che i diritti sociali sono «parte integrante della democrazia sostanziale» e dunque l’impegno a rispettarli «non può dipendere meramente dall’andamento delle borse e del mercato». Lo ha detto il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato, intervenendo questa mattina, venerdì 2 settembre, all’incontro di studi organizzato dalle Associazioni cristiane dei lavoratori italiani (Acli) sul tema «Il lavoro scomposto».

Nella riflessione — con la quale non è voluto entrare nel merito della tematica, come ha avvertito egli stesso all’inizio — il cardinale ha innanzitutto portato ai presenti il saluto e l’apprezzamento del Papa per l’iniziativa, promossa per celebrare il trentesimo anniversario dell’enciclica Laborem exercens di Giovanni Paolo II, con l’idea di rivisitarla nell’attuale contesto, alla luce della Caritas in veritate .

Il lavoro, ha ricordato in proposito il porporato, è sempre stato e continua a essere un tema di primo piano della dottrina sociale della Chiesa, tanto da essere considerato uno dei suoi ambiti costitutivi. Tra l’altro, proprio su questo aspetto è intervenuto, nella giornata inaugurale dei lavori, monsignor Giuseppe Merisi, presidente della Caritas italiana, che ha trattato il tema dell’umanesimo integrale del lavoro nel magistero sociale della Chiesa. Una «espressione mi sembra corretta e significativa — ha notato il segretario di Stato ricordando l’intervento — poiché è evidente che le dinamiche del mondo del lavoro sono tra quelle che per prime e maggiormente riflettono la globalizzazione e la sua ricaduta sulla vita concreta della persona in ogni sua dimensione». Effettivamente — ha evidenziato — il magistero sociale della Chiesa ha offerto la sua concezione del lavoro, che possiamo dire umanistica, o personalistica e comunitaria veramente a livello planetario. Nei cinque continenti l’insegnamento della Chiesa sul lavoro è leggibile soprattutto attraverso i segni di solidarietà e le iniziative di promozione che esso suscita continuamente.

Il cardinale ha poi sottolineato alcuni passaggi dell’enciclica Caritas in veritate . Un documento che «riflette — ha detto — nella sua stessa gestazione la complessità della situazione in cui viviamo. Il Santo Padre la progettò in occasione del 40° anniversario della Populorum progressio del servo di Dio Paolo VI, ma il sopraggiungere della crisi economica mondiale richiese una revisione in corso d’opera, e questo stesso fatto è molto importante: il Papa si è interrogato sul significato di questa crisi, ha voluto darne una lettura in chiave teologica e morale, cioè, appunto, nella prospettiva della dottrina sociale della Chiesa».

La profonda trasformazione che investe il mondo del lavoro in realtà oggi non tocca solo gli aspetti oggettivi — organizzazione, occupazione o disoccupazione, retribuzione, flessibilità, precarietà, e via dicendo — ma coinvolge in modo rilevante i suoi contenuti etici e ideali. Proprio in considerazione di ciò il segretario di Stato ha parlato del lavoro «non solo come una relazione di scambio ma anzitutto alla luce della “logica del dono” e della gratuità. In verità, secondo Benedetto XVI devono trovare posto entro la normale attività economica, il principio di gratuità e la logica del dono come espressioni della fraternità». Guardare al lavoro da questa prospettiva «significa vedere in esso ben più che una occupazione o una carriera ma anche e soprattutto una “vocazione”, qualcosa connesso e non distinto con lo stesso intimo e ultimo senso della vita umana». La dottrina sociale della Chiesa coglie questa dimensione teologica del lavoro là dove indica la sua realtà collettiva e sociale, e là dove afferma che il lavoro umano contribuisce — in modo misterioso ma reale — alla nuova creazione, ai cieli nuovi e alle terre nuove.

Il lavoro vissuto come vocazione «è mezzo ordinario di santificazione — ha affermato il porporato — perché vissuto come attuazione laica e concreta della volontà di Dio. Non solo, viene allora in evidenza una dimensione comunitaria della santità, vissuta non più solo nei monasteri e nei conventi, ma anche nelle comunità delle donne e degli uomini del lavoro». Tuttavia questa visione soggettiva del lavoro richiama e mette in evidenza ancor più la necessità di salvaguardarne gli aspetti oggettivi. «Infatti — ha precisato citando la Rerum novarum — nel contesto della crisi, l’incertezza del lavoro e delle sue condizioni porta a difficoltà personali e sociali gravi. Pertanto, la dignità della persona e le esigenze della giustizia richiedono, con rinnovata urgenza “che si continui a perseguire quale priorità l’obiettivo dell’accesso al lavoro o del suo mantenimento, per tutti”».

Come realizzare tutto questo? «Il Papa e la Chiesa — ha premesso il cardinale — non offrono soluzioni tecniche, ma non per questo rinunciano ad indicare delle prospettive». La prima è il «principio di gratuità», posto in funzione dialettica rispetto alla logica di mercato, con il fine del bene comune. «Qui — ha fatto notare — tocchiamo il nucleo ispiratore dell’Enciclica Laborem exercens di Giovanni Paolo II, che è una vera antropologia teologica: in essa, infatti, il lavoro è concepito sempre in riferimento alla persona e alla sua dignità». E da ciò scaturisce la necessità «di una forma concreta e profonda di democrazia economica». Mentre ieri si poteva ritenere che prima bisognasse perseguire la giustizia e che la gratuità intervenisse dopo, come un complemento, «oggi bisogna dire che senza la gratuità non si riesce a realizzare nemmeno la giustizia. Su questo fondamento si basa l’impegno del magistero e di tutta la Chiesa per una “civilizzazione dell’economia” in contrapposizione alla forte tendenza speculativa». Un’economia «civile — ha concluso il segretario di Stato — non può trascurare la valenza sociale dell’impresa e la corrispettiva responsabilità nei confronti delle famiglie dei lavoratori, della società e dell’ambiente».

In questo contesto il porporato ha fatto cenno al «virtuoso mondo cooperativistico» che merita di essere apprezzato e sostenuto anche per aver dato lavoro e solidarietà in questo tempo di crisi.

L’incontro — inaugurato giovedì 1 settembre presso il Centro Mariapoli di Castel Gandolfo, — si concluderà domenica 4 settembre, quando i partecipanti saranno presenti all’Angelus recitato da Benedetto XVI nel Palazzo Pontificio.

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