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Restituire
dignità alle persone

· Il cardinale De Donatis per i 40 anni della Caritas diocesana ·

«Non smettete di costruire sentieri e cammini di giustizia sociale ed equità chiedendo e cercando di restituire la dignità alle persone»: è l’invito rivolto dal cardinale vicario, Angelo De Donatis, agli operatori e ai volontari presenti, giovedì sera, alla celebrazione eucaristica nella basilica di San Giovanni in Laterano, in occasione del quarantesimo anniversario di istituzione della Caritas diocesana di Roma.

Nella cattedrale gremita degli ospiti della Cittadella della Carità Santa Giacinta, degli ostelli, delle case famiglia, delle mense, il porporato ha confidato il suo auspicio: «Sogno che nelle nostre comunità i poveri materialmente diventino sempre di più il centro anche delle nostre assemblee liturgiche, siano messi nelle condizioni non solo di essere assistiti ma ascoltati, accolti e riconosciuti nella loro dignità piena». Per il cardinale vicario, «solo in questo modo anche le nostre comunità saranno evangelizzate dai piccoli, e si scopriranno nelle loro stesse piccolezze e povertà, condizione indispensabile per essere discepoli».

Un applauso si è levato in basilica quando il cardinale De Donatis ha citato monsignor Luigi Di Liegro, fondatore e primo direttore della Caritas diocesana, scomparso il 12 ottobre 1997. «Grazie a voi — ha detto il cardinale rivolgendosi agli operatori e ai volontari — che, sulla scia profetica del nostro carissimo don Luigi che ricordiamo sempre con tanto affetto e riconoscenza, credete che il Regno di Dio si edifica qui nell’oggi e nel presente. Come non ricordare don Luigi, nel suo vivere insistendo e chiedendo spazi e diritti per i piccoli».

Tanti sono i bisogni di Roma, ha proseguito il cardinale, e in questo periodo storico, seguendo il programma pastorale, i fedeli sono sollecitati a scoprire le nuove forme di povertà, senza cadere nella tentazione di dover risolvere ogni problema. «Vi chiedo per favore — ha detto rivolgendosi agli operatori — di non cedere a questo: la vostra stessa vocazione è quella di essere fermento e lievito di carità nelle nostre comunità. Non dimentichiamo che le opere segno della Caritas, sono appunto segno di ciò che tutti devono vivere nella propria vita. Questi 40 anni — ha aggiunto — sono stati anni ricchi in cui abbiamo sperimentato la fecondità spirituale ogni volta, ogni volta che non abbiamo ceduto alla tentazione di vivere la carità, accentando una dimensione di delega. Non c’è delega nel nutrire gli altri, non c’è delega per la carità».

Un grazie a tutti gli operatori, «a nome delle numerose folle di bisognosi», è stato rivolto da don Benoni Ambarus, direttore della Caritas di Roma. Attualmente, l’ente caritativo, oltre all’accompagnamento e al sostegno delle numerose opere di carità promosse dalle 337 parrocchie della diocesi, è presente nel territorio romano con 52 opere segno (ostelli, comunità, case famiglia e mense) che si coordinano con il lavoro di 146 centri di ascolto parrocchiali. Un’attività che, nel 2018, ha visto impegnati più di 4.000 volontari per accogliere nelle mense oltre 11.000 persone; ospitare 2.000 senza dimora, famiglie, vittime di tratta e violenza; curare 4.000 malati indigenti, incontrare e sostenere 15.000 detenuti. Grande l’impegno delle parrocchie per dare “ascolto” a 2.000 famiglie. Solo nell’ultimo anno sono stati oltre 385.000 i pasti distribuiti, 210.000 i pernottamenti offerti, 13.000 le prestazioni sanitarie effettuate, 52.000 le visite domiciliari a malati e anziani. «La Caritas — ha concluso don Benoni — è sempre stata una terra di incontro tra la città e la Chiesa coinvolgendo sui temi della giustizia e della promozione umana quanti sono impegnati per il bene in diversi ambiti. Desideriamo continuare a esserlo con l’accortezza di stare vicini alle comunità parrocchiali e avendo i poveri come maestri di vita perché ogni persona ha qualcosa da dare agli altri, anche coloro che riteniamo più fragili». (francesco ricupero)

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