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Per restituire
dignità

· Il Papa invita a visitare malati e carcerati ·

Malati e detenuti vivono entrambi in una condizione che ne limita la libertà. Per questo devono essere tra i destinatari privilegiati dell’impegno dei cristiani, affinché venga loro restituita la dignità. Tre giorni dopo aver celebrato il giubileo dei carcerati, all’udienza generale di mercoledì 9 novembre il Papa è tornato a parlare delle condizioni di degrado «spesso prive di umanità in cui si trovano a vivere» queste persone che hanno sbagliato.

Filippo Lippi, «San Paolo visita san Pietro in prigione» (1485)

Proseguendo con i fedeli presenti in piazza San Pietro le riflessioni sulle opere di misericordia corporali, il Pontefice si è dapprima soffermato sul dovere di «assistere le persone malate: un gesto — ha spiegato — di grande umanità» e di condivisione. Infatti «chi è malato, spesso si sente solo». E una visita può regalare «un po’ di compagnia». Anzi «un sorriso, una carezza, una stretta di mano» rappresentano nella loro semplicità «un’ottima medicina». Da qui l’elogio dei volontari che «si dedicano a visitare gli ammalati negli ospedali o nelle loro case. È un’opera impagabile» che «quando viene fatta nel nome del Signore, diventa anche espressione di misericordia».

Quanto ai detenuti, Francesco ha fatto notare che Gesù, «ponendo la visita ai carcerati tra le opere di misericordia, ha voluto» invitare «a non farci giudici di nessuno». Perché «qualunque cosa un carcerato possa aver fatto, rimane sempre amato da Dio». In proposito il Papa ha criticato «le diverse forme di giustizialismo» e ha invitato a interrogarsi su cosa abbia portato queste persone «a delinquere». In ogni caso, l’importante è far sentire loro la misericordia di Dio, perché tutti «hanno bisogno di tenerezza. Quante lacrime — ha confidato — ho visto scendere sulle guance di prigionieri solo perché si sono sentiti accolti e amati».

Il Papa all’udienza generale

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14 ottobre 2019

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