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Restauri dimenticati
e inediti

· La figura di Benedetto da Norcia nelle catacombe di Sant’Ermete ·

Il 7 dicembre del 1608, Antonio Bosio visitò la basilica di Sant’Ermete, nel cimitero di Bassilla sulla via Salaria vetus, lungo la scia di un più antico sopralluogo effettuato nel 1576 e ricordato dall’archeologo maltese in questi termini: «Ho inteso poi da alcuni padri Giesuiti vecchi, che si ricordano avervi veduto l’Immagine del Santissimo Salvatore, con alcuni Angeli». In quell’ occasione era stata costruita una casa di campagna per il Collegio germanico dei gesuiti, definita “La Pariola”, che avrebbe allargato la denominazione a tutto il quartiere e che divenne una sorta di sanatorio per religiosi, ai quali Papa Gregorio XIII (1572-1585) aveva assegnato l’area della via Salaria.

Madonna Regina con Bambino tra angeli e santi  (XI secolo, catacombe di Sant’Ermete)

La fumosa memoria dei gesuiti, recepita dal Bosio, ha un suo fondamento, in quanto, nel 1939, Sandro Carletti, durante alcuni lavori nel complesso cimiteriale di Sant’Ermete e, segnatamente, nella grande basilica ipogea, intercettò, in corrispondenza di un matroneo, un oratorio scialbato, ma completamente decorato nella porzione dell’abside. Dopo un restauro, estremamente sommario, effettuato in quel frangente, un intervento più raffinato ed eseguito secondo le procedure più aggiornate ha interessato l’insieme pittorico, che, alla luce delle più recenti valutazioni storico-artistiche, rimonta agli anni centrali dell’XI secolo.

La calotta absidale mostra un Cristo clipeato che benedice alla bizantina. L’immagine ieratica e intimidente è circondata da un ampio nimbo aureo crucisignato; veste una tunica rossa e pallio azzurro; con la destra propone — come si diceva — il gesto bizantino della benedizione, mentre con la sinistra sostiene un codice aperto, con l’iscrizione Ego / sum / pasto/r // bonus / et co<gnosco> (Giovanni 10, 14). Due angeli, che lo affiancano ed acclamano, sono rappresentati ai lati, indossando tunica azzurra e mantello rosso.

La porzione centrale della nicchia è occupata dalla maestosa immagine della Madonna Regina, fiancheggiata da angeli e santi. Maria, in posa iconica e ieratica, sostiene in grembo il Bambino; è seduta su un cuscino celestino posato su un trono gemmato; indossa una veste rosata, su cui pesa un manto scuro, tempestato di pietre preziose.

Sulla sinistra si riconoscono san Giovanni Evangelista e sant’Ermete. Il primo, dal volto giovanile, in tunica grigia e manto giallo, tiene il rotolo chiuso con la sinistra e fa il gesto della benedizione con la destra; il secondo veste abiti militari, ossia paludamentum rosso su tunica corta azzurra, campagi ai piedi e piccola virga del potere. Le due figure sono definite dalle didascalie: Sanctus Ioannes e Sanctus Herme.

Il complesso pittorico, oggi restituito per una lettura più agevole e coerente, mentre arricchisce il panorama artistico del segmento centrale dell’XI secolo, evidenzia l’inserimento, nella teoria dei santi, che fanno da corona a Maria Theotokos, di una delle più antiche, se non la più antica, delle immagini di san Benedetto, secondo una fisionomia — seppure semplificata e irrigidita da una temperatura artistica assai trattenuta e fredda — che avrà larga fortuna nel pieno Medioevo, dando luogo a un’iconografia che diverrà tipica e iconica, tanto da sfociare nel largo estuario dell’immaginario tradizionale del santo di Norcia.

di Fabrizio Bisconti

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26 maggio 2019

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