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Resta piantato un ulivo

Pregare è un esercizio spirituale che richiede un forte e critico sguardo introspettivo. È cercare Dio attraverso un incontro con se stessi. Secondo la tradizione ebraica, pregare insieme potenzia questo esercizio, poiché il credente proietta sullo scettico un’immagine capace di ispirare la scoperta dei confini nascosti della sua spiritualità. Così la preghiera interreligiosa per la Siria convocata da Papa Francesco è stata una prova irrefutabile di questo.

Ognuno ha pregato a suo modo, nell’incontro con lo stesso Dio, quello del patto con Abramo, patriarca comune di ebrei, cristiani e musulmani. Pregare così non può mettere fine alle situazioni, per questo servono le azioni, ma ha la forza di ispirare cambiamenti di mentalità che sicuramente con la benedizione di Dio permetteranno la costruzione di un mondo migliore.

Anche la presenza del Papa in Terra santa deve essere interpretata come una vasta e intensa preghiera. L’ho accompagnato dal suo arrivo a Betlemme e posso testimoniarlo.

Per comprendere il significato profondo di questo atto occorre tener conto delle molte e grandi difficoltà che è stato necessario superare per la sua realizzazione. L’essenza dell’evento si trova al di là di quello che gli occhi hanno visto e le orecchie hanno udito. È stato necessario lavorare strenuamente per concretizzare questa preghiera degli uni che sanno tenere presenti gli altri e i loro sentimenti.

Questa preghiera va analizzata come un esercizio spirituale che inizia con il ritrarsi di ognuno per fare spazio all’altro. Per i credenti che fondano il proprio credo sulla Bibbia ebraica, è il primo passo per giungere a un avvicinamento a Dio, che creò un solo essere umano nella genesi dell’esistenza, per indicarci il sentimento di fratellanza che deve unire tutti gli individui.

Per quanti sono alla ricerca del religioso, ma che per affrontare l’esistenza fondano il proprio credo su quei valori che formano la visione umanista, l’incontro di domenica sera ha avuto la virtù di diventare un atto in cui tutti, nonostante le differenze, hanno dichiarato che la pace è il bene supremo. Ci sono state visioni discordanti su molteplici aspetti, ma il denominatore comune dell’abiura della guerra è stato acclamato da tutti con enfasi. Sono state gettate delle basi per la costruzione di una realtà in grado di sradicare dal suo interno ogni espressione fondamentalista.

Dietro di noi resta piantato un ulivo, che un giorno probabilmente vedrà una realtà diversa, frutto di quanti non hanno rinunciato alla propria fede e alla speranza.

Abraham Skorka

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17 ottobre 2019

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