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Resta grave l’emergenza immigrati a Lampedusa

· Nuovi sbarchi di tunisini ·

Sbarchi continui, quasi 20.000 immigrati già arrivati sull’isola dall’inizio dell’anno, navi e aerei civili e militari per i trasferimenti sulla terraferma ma il flusso sembra superiore rispetto ai profughi che si riesce a portare fuori dall’isola siciliana. Sono 5.534 i migranti in questo momento presenti a Lampedusa. Il dato ufficiale è stato rilevato dall’ufficio della regione siciliana sull’isola. 1.933 i migranti arrivati nelle ultime 24 ore. È il numero più alto di arrivi da quando sono ripresi gli sbarchi. Impressionante anche il dato degli ultimi tre giorni: da venerdì sull’isola sono arrivati 3.721 migranti. Con la nave San Marco della Marina che ha già effettuato due viaggi sono stati trasferiti 1.045 migranti da Lampedusa in Sicilia e in Puglia; altri 1.950 migranti con il ponte aereo e la nave Catania della compagnia di navigazione Grimaldi. Ma l’emergenza sull’isola continua.

«Lampedusa è in ginocchio, è distrutta» dice il governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo, che ha chiesto al presidente Berlusconi un Consiglio dei ministri straordinario per affrontare l’emergenza. Mercoledì, secondo fonti governative, ci sarà il Consiglio dei ministri che vedrà tra i punti all’ordine del giorno l’esame dell’accordo con la Tunisia sull’immigrazione e l’emergenza a Lampedusa. Il ministro dell’Interno italiano, Roberto Maroni, è tornato oggi a chiedere agli altri Paesi dell’Ue di farsi carico con l’Italia dei profughi provenienti dal Nord Africa. Lo stesso ministro ha spiegato di aver già inoltrato la richiesta che, a suo avviso, finora non ha avuto risposta. «Spero — ha affermato Maroni — che almeno le immagini che vengono da Lampedusa portino l’Europa ad avere un sussulto di dignità e di orgoglio».

In Italia sono in allestimento altri due centri per accogliere gli immigrati che sono sbarcati a Lampedusa. Lo ha annunciato il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano che stamani ha partecipato a una riunione straordinaria del consiglio comunale di Manduria. Il sottosegretario all’Interno non ha indicato dove siano in allestimento le nuove strutture, ma ha assicurato che non sono in Puglia. La scelta su dove allestire altre strutture di accoglienza, ha riferito il sottosegretario, sarà fatta su una mappa di 13 aree dismesse delle forze armate. «È intenzione del Governo — ha aggiunto — far sì che il carico di questa situazione venga distribuito su tutto il territorio nazionale».

Mantovano ha espresso anche riserve sull’atteggiamento dell’Unione europea. «Stiamo chiedendo — ha detto — affiancamento e sostegno all’Ue. Evito commenti sulle risposte avute. Dico solo che sino a ora c’è stata solo la presenza di tre funzionari Frontex a Lampedusa». Il sottosegretario ha aggiunto che la stragrande maggioranza degli immigrati giunti in Italia quest’anno è giunta dalle coste tunisine. Mantovano ha sottolineato che da alcune settimane è stato attivato un tavolo tecnico con i rappresentanti di tutte le Regioni italiane, dell’Anci e dell’Upi per gestire soprattutto l’accoglienza di eventuali profughi dalla Libia.

Ricordiamoci di quando eravamo noi a varcare il mare, spesso in condizioni estreme, e teniamo a freno gli eccessi di reazioni di fronte a quanti vengono a cercare futuro in Italia. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, lo chiede dalla terra d’eccellenza dell’emigrazione italiana, gli Stati Uniti, dove si trova per una visita di tre giorni. Molti dei disperati che sbarcano a Lampedusa sono mossi dalla pura necessità di sopravvivere, e se è vero che non è facile gestire una situazione che ci ha visto in pochi anni arrivare a una presenza degli extracomunitari pari al sette per cento della popolazione globale, bisogna gestire le reazioni che non sembrano ispirate dalla razionalità. «C’è una cosa in comune» tra l’emigrazione italiana di cent’anni fa e quella attuale verso l’Italia, spiega il capo dello Stato che oggi visita una manifestazione del made in Italy dedicata ai 150 anni dell’Unità nazionale e che invece domani visiterà proprio il museo dell’emigrazione di Ellis Island. Questa cosa è «la ricerca talvolta disperata di lavoro e di una vita decente».

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