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Resta alta l’allerta
per i cattolici in Sri Lanka

· Il pericolo di attentati non consente la celebrazione delle messe domenicali nelle chiese ·

La Chiesa cattolica in Sri Lanka ha rinunciato ieri al progetto di autorizzare la celebrazione della messa domenicale, a causa di «una minaccia specifica» di nuovi attentati contro almeno due luoghi di culto. Fino al giorno prima i fedeli si preparavano al ritorno alla normalità a due settimane dai tragici attentati compiuti da terroristi islamici contro tre chiese e diversi alberghi nella domenica di Pasqua, che hanno causato complessivamente più di trecento morti. «Le forze di sicurezza ci hanno consigliato di non celebrare la messa in tutte le chiese anche domenica prossima», ha dichiarato l’arcivescovo di Colombo, cardinale Albert Malcolm Ranjith Patabendige Don. Era stato lo stesso porporato ad annunciare, all’inizio di questa settimana, la riapertura delle chiese a partire da domenica 5 maggio, con la celebrazione della messa.

Dopo i massacri del 21 aprile, i vertici della Chiesa locale hanno disposto il divieto d’ingresso in tutti i luoghi di culto cattolici, in via precauzionale. Domenica scorsa i cattolici hanno potuto comunque assistere alla messa in diretta televisiva, celebrata da Patabendige Don nella cappella dell’arcivescovado. La funzione è stata trasmessa sulle frequenze radio e sulle televisioni pubbliche e private.

La ripresa dei servizi liturgici, il 5 maggio, doveva essere accompagnata da un importante sistema di sicurezza. In alcune chiese erano previsti “cercametalli” e tutti i fedeli sarebbero dovuti essere controllati prima dell’ingresso. Inoltre, dopo gli attentati, sono stati dispiegati, davanti agli edifici di culto, militari e forze dell’ordine addestrate a operazioni di sorveglianza.

Analoga tensione è palpabile, in Sri Lanka (paese a stragrande maggioranza buddista), fra i musulmani che si preparano a celebrare il Ramadan. Sull’isola il mese sacro di digiuno e preghiera per i fedeli islamici comincerà lunedì 6 maggio. Secondo le autorità, che stanno proseguendo la caccia ai terroristi, il pericolo di nuovi attentati riguarda anche la comunità musulmana.

«Il motivo di queste stragi sembra sia quello di colpire l’economia e creare una divisione fra le diverse comunità», ha dichiarato all’agenzia Fides monsignor Indunil Janakaratne Kodithuwakku Kankanamalage, sottosegretario del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso, secondo il quale il paese «non è riuscito ancora a plasmare un’identità nazionale inclusiva, pluralista, dove tutte le comunità si sentono rispettate e accettate».

La convivenza di ventitré milioni di abitanti tra buddisti (70,2 per cento), induisti (12,6), musulmani (9,7 per cento) e cristiani (7,4) non sempre è stata facile: sullo sfondo resta il retaggio di una guerra di trent’anni tra la maggioranza singalese e le Tigri tamil, gruppo secessionista. In tempi più recenti si sono poi sviluppate organizzazioni buddiste identitarie che, con una militanza violenta, hanno preso di mira musulmani e cristiani. In particolare, dal 2013 al 2018, questi movimenti hanno condotto campagne ostili incendiando case, proprietà e moschee.

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17 ottobre 2019

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