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Resta alta la tensione
in Kenya

· Dopo il contestato voto di giovedì ·

Le autorità keniote hanno deciso che, per ragioni di sicurezza, non si terrà alcun voto in quelle contee in cui giovedì scorso i seggi elettorali non avevano aperto per le proteste dell’opposizione politica. La decisione è stata presa per evitare ulteriori tensioni e violenze nel paese, dove già cinque persone sono morte in scontri con la polizia da giovedì. 

Un uomo è stato ucciso dagli agenti, venerdì sera, nella bidonville Kawangware di Nairobi, dove le forze dell’ordine erano intervenute per bloccare uno scontro tra bande appartenenti a diversi gruppi etnici. La polizia keniota ha reso noto che, da giovedì, sei agenti sono rimasti gravemente feriti nelle violenze elettorali mentre sono stati effettuati 86 arresti. Un appello alla calma è giunto anche dall’Unione europea che ha affermato, in una nota, come sia «imperativo che le forze di sicurezza proteggano tutti i cittadini ed evitino l’uso della forza». Prosegue, intanto, il conteggio delle schede elettorali, anche se il vincitore scontato delle consultazioni, visto il ritiro del principale oppositore, Raila Odinga, è il presidente in carica Uhuru Kenyatta. Kenyatta gode, al momento, di oltre il 97 per cento di voti. L’affluenza alle urne è stata decisamente bassa, appena sotto il 35 per cento degli aventi diritto.

Il paese africano si trova ora in una situazione di stallo. Le consultazioni di giovedì scorso sono state la ripetizione delle elezioni presidenziali di agosto, vinte da Kenyatta ma annullate dalla corte suprema per irregolarità in seguito al ricorso presentato da Odinga. Ora si teme il ripetersi delle gravi violenze che colpirono il Kenya nel 2008, quando in seguito a elezioni contestate, si erano verificati gravissimi scontri tribali che avevano portato alla morte di oltre mille persone.

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