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Responsabilità pastorale
per la protezione
dei minori

· All’Angelus il Pontefice parla dell’incontro dei presidenti delle Conferenze episcopali in Vaticano ·

Un «atto di forte responsabilità pastorale davanti a una sfida urgente del nostro tempo»: la protezione dei minori nella Chiesa. Così Papa Francesco ha definito l’incontro che da giovedì 21 a domenica 24 febbraio riunirà in Vaticano i presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo. Il Pontefice ne ha parlato ai fedeli presenti domenica 17 in piazza San Pietro per la recita dell’Angelus, invitando «a pregare per questo appuntamento».

In precedenza, commentando come di consueto il vangelo domenicale, Francesco aveva offerto una riflessione sul brano delle Beatitudini tratto dal vangelo di Luca (6, 17.20-26) in cui — ha spiegato — «Gesù ci fa vedere con il suo sguardo, al di là delle apparenze, oltre la superficie, e ci insegna a discernere le situazioni con fede».

Egli «dichiara beati i poveri, gli affamati, gli afflitti, i perseguitati; e ammonisce coloro che sono ricchi, sazi, ridenti e acclamati dalla gente» ha commentato il Papa, spiegando che «la ragione di questa paradossale beatitudine sta nel fatto che Dio è vicino a coloro che soffrono e interviene per liberarli dalle loro schiavitù». Allo stesso modo, ha osservato Francesco, «il “guai a voi”, rivolto a quanti oggi se la passano bene, serve a “svegliarli” dal pericoloso inganno dell’egoismo e aprirli alla logica dell’amore».

Dunque, è la conseguenza per il Pontefice, si tratta di «riflettere sul senso profondo dell’avere fede, che consiste nel fidarci totalmente del Signore». Come? «Abbattendo gli idoli mondani per aprire il cuore al Dio vivo e vero», il solo che «può dare alla nostra esistenza quella pienezza tanto desiderata eppure difficile da raggiungere». Del resto «sono molti, anche ai nostri giorni, quelli che si propongono come dispensatori di felicità: vengono e promettono successo in tempi brevi, grandi guadagni a portata di mano, soluzioni magiche a ogni problema, e così via». In tal modo, ha messo in guardia il Papa, «è facile scivolare senza accorgersi nel peccato contro il primo comandamento: cioè l’idolatria, sostituire Dio con un idolo». Con un’ulteriore sottolineatura: «idolatria e idoli sembrano cose di altri tempi, ma in realtà sono di tutti i tempi, anche di oggi», e «descrivono alcuni atteggiamenti contemporanei meglio di molte analisi sociologiche».

Insomma, ha concluso il Pontefice, «le Beatitudini sono un messaggio decisivo, che sprona a non cercare la felicità seguendo i venditori di fumo — che tante volte sono venditori di morte — i professionisti dell’illusione».

L'Angelus

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11 dicembre 2019

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