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Responsabilità e umanità
nella protezione dei migranti

· Dopo la preghiera dell’Angelus appello del Pontefice alla vigilia della giornata mondiale del rifugiato ·

«Un’intesa» tra gli Stati «per assicurare, con responsabilità e umanità, l’assistenza e la protezione a chi è forzato a lasciare il proprio Paese»: è quanto ha auspicato Papa Francesco al termine dell’Angelus di domenica 17 giugno, in piazza San Pietro, in vista della giornata mondiale del rifugiato proclamata dalle Nazioni Unite mercoledì 20.

Bambino eritreo a bordo di un barcone partito dalla Libia verso l’Europa (Ap)

Promossa «per richiamare l’attenzione su ciò che vivono, spesso con grandi ansietà e sofferenze, i nostri fratelli costretti a fuggire dalla loro terra a causa di conflitti e persecuzioni», la giornata di quest’anno «cade — ha spiegato il Pontefice — nel vivo delle consultazioni tra i governi per l’adozione di un patto mondiale sui rifugiati, che si vuole adottare entro l’anno, come quello per una migrazione sicura, ordinata e regolare». Da qui l’incoraggiamento del Papa a tutti gli stati coinvolti perché «raggiungano un’intesa» in tal senso. Ma, ha ricordato Francesco, «anche ciascuno di noi è chiamato ad essere vicino ai rifugiati, a trovare con loro momenti d’incontro, a valorizzare il loro contributo, perché anch’essi possano meglio inserirsi nelle comunità che li ricevono». E proprio «in questo incontro e in questo reciproco rispetto e appoggio c’è la soluzione di tanti problemi».

In precedenza, ricordando la beatificazione a Caracas di María Carmen Rendíles Martínez, il Pontefice aveva invitato i fedeli a pregare per il popolo venezuelano. Quindi aveva espresso «preoccupazione» per «la sorte drammatica delle popolazioni dello Yemen, già stremate da anni di conflitto», rivolgendo alla comunità internazionale un appello «perché non risparmi alcuno sforzo per portare con urgenza al tavolo dei negoziati le parti in causa ed evitare un peggioramento della già tragica situazione umanitaria».

Prima della preghiera mariana, commentando il vangelo proposto dalla liturgia domenicale, Francesco ha parlato del regno di Dio che «cresce nel mondo in modo misterioso, in modo sorprendente, svelando la potenza nascosta del piccolo seme, la sua vitalità vittoriosa». Per questo, anche «dentro le pieghe di vicende personali e sociali che a volte sembrano segnare il naufragio della speranza», occorre «rimanere fiduciosi nell’agire sommesso ma potente di Dio». E «nei momenti di buio e di difficoltà — è stato l’invito del Pontefice — noi non dobbiamo abbatterci, ma rimanere ancorati alla fedeltà di Dio, alla sua presenza che sempre salva».

Il Papa ha riconosciuto che «non è facile» entrare nella «logica della imprevedibilità di Dio e accettarla nella nostra vita». Ma «il Signore ci esorta a un atteggiamento di fede che supera i nostri progetti, i nostri calcoli, le nostre previsioni». Perché, ha ribadito, «Dio è sempre il Dio delle sorprese». E «l’autenticità della missione della Chiesa non è data dal successo o dalla gratificazione dei risultati, ma dall’andare avanti con il coraggio della fiducia e l’umiltà dell’abbandono».

Il Papa all’Angelus 

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