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Respinto l’appello
del cardinale Pell

· Contro la condanna in primo grado per abusi ·

«Ribadendo il proprio rispetto per le autorità giudiziarie australiane, come dichiarato il 26 febbraio in occasione del giudizio in primo grado, la Santa Sede prende atto della decisione di respingere l’appello del cardinale George Pell». Con queste parole il direttore della Sala stampa della Santa Sede, Matteo Bruni, ha commentato la sentenza della corte d’Appello dello Stato di Victoria, che ha respinto il ricorso presentato dal porporato contro il verdetto della giuria che nel dicembre scorso lo ha riconosciuto colpevole di aggressione sessuale a due minori di 12 e di 13 anni a Melbourne. Per i fatti, risalenti agli anni Novanta, quando l’allora vescovo Pell era ausiliare dell’arcidiocesi di cui è poi divenuto arcivescovo, il cardinale è stato condannato a sei anni di detenzione, che sta scontando in isolamento dal 27 febbraio nel carcere di massima sicurezza della città australiana.

«In attesa di conoscere gli eventuali ulteriori sviluppi del procedimento giudiziario» — prosegue la dichiarazione del direttore della Sala stampa — la Santa Sede «ricorda che il cardinale ha sempre ribadito la sua innocenza e che è suo diritto ricorrere all’Alta Corte. Nell’occasione, insieme alla Chiesa di Australia, la Santa Sede conferma la vicinanza alle vittime di abusi sessuali e l’impegno, attraverso le competenti autorità ecclesiastiche, a perseguire i membri del clero che ne siano responsabili».

Successivamente, rispondendo alle domande dei giornalisti, Bruni ha sottolineato che, «come per altre vicende, la Congregazione per la dottrina della fede attende gli esiti del processo in corso e la conclusione definitiva di tutti i gradi di giudizio prima di occuparsi del caso». Il direttore ha quindi ribadito quanto la Sala stampa aveva già annunciato nel febbraio scorso, ossia che Papa Francesco aveva «confermato le misure cautelari disposte nei confronti del cardinale George Pell al rientro del cardinale in Australia, ossia, come di norma, la proibizione dell’esercizio pubblico del ministero e il divieto di contatto in qualsiasi modo e forma con minori di età».

In una nota diffusa dopo l’annuncio del respingimento della richiesta di appello, il portavoce del porporato ha dichiarato che «il cardinale Pell è ovviamente deluso dalla decisione odierna. Tuttavia i suoi legali esamineranno a fondo la sentenza al fine di presentare ricorso all’Alta Corte». Prendendo atto delle modalità della decisione della corte d’Appello — che è stata presa a maggioranza di 2 a 1 — il porporato «ribadisce la sua innocenza» e ringrazia «i suoi numerosi sostenitori».

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13 novembre 2019

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