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Repressa una rivolta militare in Venezuela

· Mentre la procuratrice generale Luisa Ortega Díaz non riconosce il valore legale della sua rimozione dall’incarico ·

Caos in Venezuela. Il governo del presidente Nicolás Maduro ha represso ieri la rivolta di un gruppo di soldati nella base militare di Forte Paramacay, nei pressi di Valencia. Nell’azione sono morti due dei militari ribelli e qualche ora dopo, non lontano dal luogo del fallito attacco, un dirigente della polizia locale è stato ucciso durante una manifestazione. Il chavismo «oggi ha vinto con pallottole» ha detto il presidente.

La dinamica dei fatti risulta ancora poco chiara. L’attacco è scattato nelle prime ore del mattino. Un gruppo guidato dal capitano Juan Caguaripano ha preso il controllo della base. «Questo — ha detto Caguaripano in un video diffuso in rete — non è un colpo di stato. È un’azione civica e militare, per ristabilire l’ordine costituzionale». L’azione è stata denominata «Operación David», e, secondo un volantino, avrebbe avuto l’obiettivo di fermare la «tirannia» di Maduro. Il capitano ha sollecitato i leader dell’opposizione a non intavolare negoziati col regime.
Già nell’aprile del 2014, Caguaripano aveva capeggiato un simile tentativo di rivolta. A Caracas c’è chi pensa che l’azione di Forte Paramacay possa essere il sintomo di un più ampio malessere degli ambienti militari contro Maduro.
Nelle ore successive alla sollevazione, gruppi di dimostranti sono scesi in piazza in diverse città, subito dispersi con il lancio di gas lacrimogeni dalla forze governative. In una di queste proteste, a Valencia, è stato ucciso Rafael Rivas, dirigente del partito di opposizione Avanzada Progresista.
La risposta del governo alla ribellione del gruppo di Caguaripano non è tardata ad arrivare: alcuni reparti militari e tre elicotteri sono passati al contrattacco e hanno avuto la meglio in poche ore. La guardia nazionale, intanto, teneva a bada i manifestanti.
Secondo le autorità, la sollevazione è stata tentata da un gruppo di soli dieci uomini: come detto, due di loro sono stati uccisi e uno è rimasto ferito. Uno dei membri del gruppo è un militare, «un tenente disertore, da qualche mese», ha detto Maduro. L’uomo «è stato catturato e collabora attivamente», ha aggiunto il presidente, precisando che altri ribelli sono invece riusciti a fuggire. Maduro si è scagliato contro i militari ribelli e contro l’opposizione, ricordando la vittoria «con i voti» alle contestate elezioni per l’assemblea costituente, che ha di fatto esautorato il parlamento nel quale l’opposizione aveva la maggioranza.

Il ministro della difesa, Vladimir Padrino López, ha fatto sapere che sono stati arrestati sei civili vestiti da militari, e un sottotenente disertore. Intanto, la protesta non si ferma. Luisa Ortega Díaz, in un breve intervento ha dichiarato di non riconoscere il valore legale della sua rimozione dall’incarico di procuratore generale, avvenuta sabato. In un’intervista rilasciata al quotidiano italiano «La Stampa», l’ex procuratore ha affermato che nel caso le succedesse qualcosa «la colpa sarà del governo. In particolare del servizio segreto Sebin».

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