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René Girard e il Battista

· A proposito dei “silenzi della Bibbia” ·

In un articolo a firma di monsignor Fortunatus Nwachukwu, capo del protocollo della Segreteria di Stato, pubblicato il 28 aprile scorso dal nostro giornale col titolo Quando la Bibbia tace, l’autore riferisce di un viaggio compiuto «tra i numerosi enigmatici silenzi presenti nel testo sacro».

La ragione di ritornare in argomento e su particolari sui quali la Bibbia sorvola è offerta dal racconto della morte di Giovanni Battista. Come osserva monsignor Nwachukwu, Marco «non dice niente di ciò che fa Erodiade della testa (del Battista) che tanto aveva desiderato!». Un altro silenzio della Bibbia, dunque, che tale rimarrebbe se su di esso non vi avesse fatto luce René Girard nel  capitolo undici de Il capro espiatorio senza che questa sia stata tuttavia l’intenzione dello studioso francese.

interessato a mettere in luce il vortice contagioso dei desideri copiati e a sfatare attraverso il comportamento della ragazza il culto della supposta originalità dei desideri stessi, lo studioso francese non ha problemi a far passare il particolare della testa mozzata nella categoria degli accessori che rimpiccioliscono e scompaiono, in questo caso sotto il cumulo delle rivelazioni evangeliche.

Importante è che la morte di Giovanni si configuri come parte del meccanismo sacrificale a cui la vittima pone fine anticipando la rivelazione della Passione.

Al di là di quanto detto in materia di desiderio mimetico, si fa notare inoltre come non sia sfuggito a Girard  che la vicenda viene narrata secondo la tecnica letteraria del flash-back. Al sentir parlare di Gesù, Erode pensa al Battista e alla sua  possibile natura di resuscitato, miracolo che si credeva potesse succedere alle vittime sacrificali. Si capisce allora come di fronte a questo cumulo di supposizioni il particolare della testa sul vassoio sia passato nel dimenticatoio. L’economia del racconto aveva già obbedito alle sue leggi.

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16 settembre 2019

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