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Remainers avanti

· Riprende la campagna sulla Brexit dopo lo schock per l’uccisione della deputata Cox ·

Dopo lo schock per l’uccisione della deputata laburista Jo Cox, riprende la campagna per il referendum sulla Brexit. Mancano infatti ormai meno di 72 ore all’apertura dei seggi: il 23 giugno i britannici saranno chiamati a decidere se restare o meno nell’Unione europea. «I cittadini devono pensare con molta attenzione verso dove vogliono andare: siamo a un punto di non ritorno» ha dichiarato il premier David Cameron, contrario alla Brexit.

Il premier conservatore Cameron  contrario alla Brexit (Reuters)

Questi, insieme agli altri protagonisti della campagna, tra cui l’ex sindaco di Londra, Boris Johnson (tory, ma favorevole alla Brexit), e il leader degli euroscettici Nigel Farage, sono tornati da ieri a fare campagna lanciandosi attacchi reciprochi. Con toni, come al solito, molto duri.
L’uccisione della Cox per mano di un estremista di destra sembra — dicono gli analisti — aver ribaltato la situazione. L’ultimo sondaggio pubblicato ieri è tornato a dare il fronte del sì all’Ue (“Remain”) davanti a quello del no (“Leave”). Per l’istituto Survation — autore dell’indagine — i remainers sono ora al 45 per cento, mentre i leavers sono dati al 42. Nella media Sky di tutti i sondaggi, i leavers — in ascesa prima del delitto Cox — mantengono un solo punto di vantaggio: 45 a 44.
Intanto, Cameron ha annunciato ieri che rimarrà premier qualunque sia il risultato del referendum sulla Brexit. Lo ha detto in un’intervista al «Times» dove ha ammesso di sentirsi responsabile della consultazione in quanto è stato lui stesso a convocarla nel 2015. Il leader conservatore ha spiegato che è lui la persona più adatta a guidare i negoziati con l’Ue in caso di vittoria del sì, grazie alle sue «solide relazioni con Bruxelles». Cameron è infatti favorevole all’adesione britannica a un’Unione riformata; per questo uno dei moniti della sua campagna è stato quello di restare in Europa per riformarla da dentro. Oggi — ha spiegato il leader conservatore — «il Regno Unito si trova davanti a una scelta esistenziale» nel referendum sulla Brexit «dal quale non si potrà tornare indietro».

Ma Cameron deve fronteggiare soprattutto l’avversione di molti esponenti del suo stesso partito che invece ritengono l’uscita dall’Europa inevitabile. Come il ministro della Giustizia, Michael Gove, secondo cui l’uscita dall’Ue «non causerà una recessione».

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15 settembre 2019

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